L’autore ha appena pubblicato per Marotta&Cafiero il libro ‘Teneri assassini. Il mondo delle babygang a Napoli’ 

“Gangsterismo sociale”. Così Isaia Sales, storico della criminalità organizzata ed ex deputato, definisce il fenomeno delle baby gang nel capoluogo campano, e non solo, nel suo testo appena pubblicato ‘Teneri assassini. Il mondo delle babygang a Napoli’, edito per Marotta&Cafiero. Quello delle baby gang è infatti un fenomeno percepito in forte aumento in tutta Italia, dopo i recenti casi in città del Nord come Milano e Torino. Solo questo weekend nel capoluogo lombardo ci sono state sei aggressioni tra giovani, anche minorenni, e nelle aggressioni di Capodanno in piazza Duomo sono coinvolti dei minori. 

Secondo lo storico l’aumento dei reati tra i minori e nelle baby gang osservato nell’ultimo periodo in Italia “è un dato post-trauma” dovuto alla pandemia. “Nonostante tutto il dato dell’Italia in generale, comparato ad altre nazioni europee, è meno grave – spiega Sales a LaPresse – E’ sempre avvenuto che dopo grandi traumi, comprese le guerre, aumentasse questo tipo di criminalità. Non andare a scuola, sentire il peso di una situazione come quella del Covid-19… Sicuramente è una situazione post traumatica. Altrettanto sicuramente, però, ci sono anche caratteristiche costanti nel tempo”. Queste caratteristiche segnano una netta differenza tra Nord e Sud, a suo parere. “Circa il 40% di chi commette reati al Nord è di origini straniere, a Napoli questo dato cala circa al 10%” dice Sales. “Segno che a non essere integrati sono gli autoctoni”. È comunque e sempre una questione di integrazione, aggiunge. “Geografica, urbanistica, culturale”.  

A contribuire al fenomeno sono infatti i diversi contesti urbani: la geografia delle città è un fattore rilevante. “Il problema sono le periferie: fisiche, sociali, culturali. Dobbiamo interrogarci sulle nostre città, c’è una vendetta violenta degli esclusi, qualsiasi tipo di escluso” spiega Sales. A Napoli, però, ci sono delle caratteristiche uniche. Il termine “Gangsterismo sociale” si riferisce infatti all’idea secondo cui i minori puntano a una sorta di lotta di classe, una lotta sociale, attraverso la violenza. “Le caratteristiche delle baby gang a Napoli sono diverse: intanto, a Napoli il fenomeno non è solo di periferia, o meglio ci sono periferie nei centri storici – spiega Sales a LaPresse – E infatti queste gang non sono interclassiste, sono composte da specifici strati sociali. Famiglie con pregiudicati, dove i minori non vanno a scuola, la strada è la loro famiglia. Infine, queste gang sono una selezione per la criminalità adulta”. Eppure, i dati dicono che Napoli non è una delle città più violente al mondo, e nemmeno in Italia: “I dati però dicono che è la città con il più alto numero di minori coinvolti in reati di 416 bis, con il più alto numero di reati di armi tra i minori e di scippi tra giovanissimi” aggiunge. Nel libro, Sales analizza la situazione di Napoli: “Qui l’innocenza la devi sempre dimostrare, non tanto in tribunale ma nella vita (o nella morte) di tutti i giorni”, scrive, parlando del fatto che spesso i minori sono anche vittime innocenti della camorra, poiché si trovavano in una piazza o una via al momento “sbagliato”. 

La scuola come soluzione

Quindi, che fare? “A volte attorno a questi temi facciamo analisi sofisticate ma bisogna tornare all’ABC. Se uno non va a scuola dove trascorre il suo tempo? Se non va a scuola in una famiglia disagiata, cosa fa?” si chiede l’autore. “Negli ultimi 40 anni sappiamo che i criminali adulti arrivano da questo ambiente, le baby gang sono anche terreno di reclutamento della camorra a Napoli – racconta – Insomma non ci manca l’analisi, ci mancano le terapie. A Napoli il tema è la scuola: occorre offrire sostegni se i figli studiano, si deve tornare al concetto di convenienza, deve essere conveniente istruire i figli. Più conveniente che lasciarli a vivere la vita della strada”.  

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