La 30enne showgirl, aggredita nel 2017 con l'acido dall'ex fidanzato, ha deciso di pubblicare sui suoi profili social un video che mostra il suo viso dopo l'aggressione

“Sono quasi 4 anni che mi occupo di vittime di violenza e questo è diventato il mio lavoro, la mia priorità, la mia missione di vita”. Così Gessica Notaro, contattata da LaPresse, parla del suo impegno contro la violenza sulle donne e alle vittime di maltrattamenti manda a dire: “Mai lasciarsi prendere dai sensi di colpa, mai avere vergogna, nè paura, perché quello della violenza è un problema della società intera e di soluzioni anche quando sembra davvero difficile ce ne sono”.

Ieri la 30enne showgirl, aggredita nel 2017 con l’acido dall’ex fidanzato Edson Tavares, ha deciso di pubblicare sui suoi profili social un video che mostra il suo viso dopo l’aggressione, quando era ancora ricoverata in ospedale: le immagini terribili delle ustioni, le cicatrici e tutto il dolore delle ferite fanno da sfondo “senza filtri e senza timore”, come spiega la ragazza, alla canzone ‘Gracias la Vida’, che lei aveva inciso poco prima dell’aggressione: “Quando uscii dall’ospedale non ero in condizioni di poter girare il videoclip – spiega -. Poi in questi anni sono successe tante cose e di recente ho deciso che mi sentivo pronta, perché quella canzone era un inno alla vita, per quel che la vita ci dà, e non che ci toglie. Così sono andata a recuperare una serie di video e immagini reali, di prima dell’aggressione, per raccontare in un video tutto quello che è stato il mio excursus professionale negli ultimi quattro anni”.

“Volevo risvegliare le coscienze”. Perché è vero che l’attacco con l’acido “è un risultato a cui si arriva quando le cose davvero non funzionano – dice -. Ma il mio messaggio per le tutte, è che nonostante le tragedie si può rinascere e volare alto”.

Alle istituzioni e a tutti coloro che hanno il compito di proteggere le vittime lancia un appello: “Vorrei chiedere di affiancare ai giudici dei professionisti come psicologi o psichiatri, nel caso in cui ci sia una denuncia di stalking con delle indagini preliminari – afferma -. Chi interroga un uomo maltrattante, deve avere la preparazione tecnica per definire il grado di pericolosità e questo non può avvenire quando il giudice si trova da solo. Non essendo un professionista ha un grande margine di errore”.

Infine un messaggio di speranza, e incoraggiamento: mai arrendersi, perché anche quando la vita familiare sembra un incubo senza via d’uscita, “bisogna avere il coraggio di chiedere aiuto: per questo ci sono i centri antiviolenza, o ci si può affidare a un avvocato. L’importante è parlarne tanto, soprattutto con le persone vicine come i familiari, gli amici, i colleghi. Perché quando non si parla di un problema come la violenza, anche senza volerlo, si fa il gioco dei violenti”.

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