Città del Vaticano (Vaticano), 20 giu. (LaPresse) – Il nostro tempo “a seguito della crisi economico-finanziaria ha conosciuto una pesante stagnazione e anche una vera recessione, in un contesto sociale già segnato da disuguaglianze e dalla disoccupazione, in particolare quella giovanile. Soprattutto quest’ultima è una vera e propria piaga sociale, in quanto priva i giovani di un elemento essenziale per la loro realizzazione e il mondo economico dell’apporto delle sue forze più fresche”. Così Papa Francesco ricevendo in udienza i membri della Federazione nazionale italiana dei Cavalieri del lavoro. “Il mondo del lavoro – ha aggiunto il Papa – dovrebbe essere in attesa di giovani preparati e desiderosi di impegnarsi e di emergere. Al contrario, il messaggio che in questi anni essi hanno spesso ricevuto è che di loro non c’è bisogno. E questo è il sintomo di una disfunzione grave, che non si può attribuire soltanto a cause di livello globale e internazionale”.
Bene comune non può essere raggiunto solo con più guadagno. “Il bene comune, fine ultimo del vivere associato, non può essere raggiunto attraverso un mero incremento dei guadagni o della produzione, ma ha come presupposto imprescindibile l’attivo coinvolgimento di tutti i soggetti che compongono il corpo sociale”. Così Papa Francesco ricevendo in udienza i membri della Federazione nazionale italiana dei Cavalieri del lavoro.
Economia porta sviluppo solo se lontano da corruzione. “Solo se radicata nella giustizia e nel rispetto della legge l’economia concorre a un autentico sviluppo, che non emargini individui e popoli, si tenga lontano da corruzione e malaffare, e non trascuri di preservare l’ambiente naturale”. Così Papa Francesco ricevendo in udienza i membri della Federazione nazionale italiana dei Cavalieri del lavoro. “La pratica della giustizia – ci insegnano sapientemente i testi biblici – non si limita all’astensione dalle iniquità o all’osservanza delle leggi (anche se questo già è tanto), ma va addirittura oltre. È veramente giusto chi, oltre a rispettare le regole, agisce con coscienza e interesse per il bene di tutti, oltre che per il proprio. È giusto chi si prende a cuore la sorte dei meno avvantaggiati e dei più poveri, chi non si stanca di operare ed è pronto a inventare strade sempre nuove. La pratica della giustizia, in questo senso pieno, è quello che ci auguriamo per ogni operatore economico e per tutti i cittadini”, ha aggiunto il Pontefice.

