Roma, 11 set. (LaPresse) – Quattro medici sono indagati dalla procura di Roma per omicidio colposo, in relazione alla morte dello scrittore Alberto Bevilacqua, 79 anni, avvenuta il 9 settembre in una clinica privata della capitale. Si tratta del direttore sanitario della clinica Villa Mafalda Mario Maggio, e di Antonio Ciccaglioni, Claudio Di Giovanni e Giuseppe Gentile, che l’hanno avuto in cura. E’ un atto dovuto da parte del pm Elena Neri in vista dell’autopsia di oggi.

Gli avvocati Giuseppe e Maria Rosa Zaccaria, legali della compagna di Alberto Bevilacqua, Michela Macaluso, avevano presentato nel gennaio 2013 una denuncia contro ignoti per lesioni colpose ritenendo che la struttura sanitaria non fornisse le cure adeguata allo scrittore, ricoverato dall’11 ottobre 2012 in seguito a uno scompenso cardiaco. Dopo il decesso, i legali hanno sollecitato l’esame autoptico dell’artista in quanto sono convinti – è la tesi della compagna – che la morte sia intervenuta per terapie sbagliate.

L’autopsia si svolgerà oggi alle 14.30. L’avvocato Zaccaria spiega che “dobbiamo aspettare che il perito depositi la relazione finale, così si risolverà tutta la vicenda: lui dirà se c’è stata colpa da parte del personale medico o della struttura sanitaria, oppure no. Questo dovrà essere accertato, così si procederà per omicidio colposo o altrimenti si archivierà il caso”. Ad effettuare l’esame autoptico, come suo consulente, il professor Giorgio Bolino dell’università La Sapienza.

Il celebre autore de ‘La califfa’ si era recato “sulle sue gambe – racconta Zaccaria – l’11 ottobre 2012 per effettuare accertamenti a seguito di uno scompenso cardiaco presso la clinica privata Villa Mafalda”, in via Monte delle Gioie e “qui viene subito ricoverato e finisce in rianimazione la notte seguente”. Intanto la compagna, Michela Macaluso, “che lo segue giornalmente, si rende conto che la situazione va precipitando – spiega – ma non è convinta della bontà delle cure”. Per Bevilacqua infatti “insorgono varie complicazioni, tra cui un’infezione da virus multiresistente e piaghe da decubito”. L’assistenza medica, secondo la donna, non sarebbe stata adeguata e non sarebbero state messe a punto le tecniche preventive giuste. Matura così in lei, rivela l’avvocato, il desiderio di portare il compagno in una struttura pubblica romana, specializzata in questi trattamenti, come il San Filippo Neri o il Forlanini.

“C’è un ostacolo però: la sorella dell’artista – argomenta Zaccaria – è a favore invece del mantenimento in clinica, che costa 7.000 euro al giorno”. Un esborso non commisurato alle prestazioni fornite, ritiene la Macaluso, che “decide allora di presentare in procura una querela per lesioni gravi”. Il pubblico ministero Elena Neri ordina quindi il sequestro delle cartelle cliniche e delega le indagini ai Nas. A febbraio 2013 viene nominato per l’artista, dal giudice tutelare del tribunale civile di Roma Nicoletta Orlando, un amministratore di sostegno, l’avvocato Gabriella Bosco. “E’ lei a disporre il pagamento del conto di Villa Mafalda – conclude – di un milione e 200mila euro. Ora, all’indomani della morte di Bevilacqua, resterebbero da saldare alla struttura privata altri 600mila euro”.

“La Casa di Cura Villa Mafalda ribadisce fortemente la correttezza dell’operato dei propri sanitari, già evidenziato chiaramente dalla perizia disposta dall’autorità giudiziaria che ha riconosciuto, senza alcun dubbio, l’ineccepibilità della cure prestate al professor Alberto Bevilacqua, sconsigliandone addirittura il trasferimento presso altra struttura”. E’ quando si legge in una nota della clinica. “Ovviamente, essendo stata disposta un’autopsia, che è un accertamento tecnico irripetibile – spiega Villa Mafalda – la procura della Repubblica, come atto di garanzia, ha assicurato ai sanitari la facoltà di potersi avvalere di un proprio consulente tecnico. Siamo certi che la vicenda si concluderà riconoscendo il corretto operato dei sanitari che hanno avuto in cura il compianto professor Bevilacqua. La Casa di Cura si riserva di tutelare i propri interessi in sede giudiziaria a seguito delle gravi e numerose inesattezze riportate in questi giorni dai media”.

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