"Ancora una volta - protestano - ci troviamo a dover manifestare profonda delusione e tristezza per le misure del Governo"

Il dl Covid non è andato giù ai sindaci. Le fasce tricolore d’Italia sono sulle barricate e con i presidenti di Provincia accusano il Governo di non essere stati consultati prima di stilare il provvedimento che ha designato le nuove misure che accompagneranno l’Italia, alle prese con la pandemia, sino a fine aprile. Anche i primi cittadini delle grandi città hanno espresso il loro dissenso sul metodo adottato da Palazzo Chigi nella preparazione del decreto legge approvato ieri dal Consiglio dei ministri. Dal numero uno dell’Anci, Antonio Decaro, ai colleghi di Napoli e Bergamo, Luigi de Magistris e Giorgio Gori, è una levata di scudi.

“Questa è la prima volta che sindaci e presidenti di Provincia non vengono ascoltati. Si è interrotta una relazione stabile, non so perché, tra l’altro prima di un decreto così importante”, sottolinea Decaro ai microfoni di Radio1. “Oggi – aggiunge – c’è una protesta degli ambulanti e io non so cosa dire. Normalmente è il sindaco che fa da bersaglio alle proteste, anche legittime, degli operatori commerciali. Oggi non saprei cosa dire”. E il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, gli fa eco. “Si parla tanto, in questo periodo, di cambio di passo del Governo: sicuramente non c’è stato alcun cambio di passo, anzi, un arretramento nella totale assenza di consultazione e considerazione delle città prima dell’approvazione dell’ultimo decreto Covid”, sbotta. E poi rincara la dose: “È molto grave l’assenza di sensibilità, rispetto e lungimiranza da parte del Governo all’interno del quale, tra l’altro, sono rappresentate quasi tutte le forze politiche”.

Se alcune fasce tricolori usano la spada, Giorgio Gori usa il fioretto e glissa sulla polemica delle ultime ore. Ma chiede, comunque, uno sforzo all’esecutivo: “Il nuovo decreto Covid prevede la chiusura di bar e ristoranti fino al 30 aprile. È l’ennesimo sacrificio chiesto agli operatori del settore a tutela della nostra salute. Per questo servono adeguati ristori, che il decreto per ora non prevede. Spero si voglia presto rimediare”.

Non risparmiano critiche, invece, i sindaci della provincia di Piacenza. E in una nota al vetriolo mostrano tutto il loro disappunto sul dl Covid. “Ancora una volta – protestano – ci troviamo a dover manifestare profonda delusione e tristezza per le misure del Governo. Ancora una volta, infatti, vediamo forti limitazioni nei confronti di categorie stremate e apprendiamo di queste misure già confezionate, senza che noi o i nostri rappresentanti siano stati interpellati e coinvolti”. “sindaci ed enti locali – sottolineano – sono il primo livello di contatto tra società e istituzione: commercianti, lavoratori e famiglie vedono nel Comune il primo interlocutore e il destinatario di insofferenza e questo è stato bypassato ancora una volta”.

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