Da oggi provincia di Perugia e parte del ternano in zona rossa

 Il primo weekend ‘giallo’ nella maggior parte delle Regioni è stato anche più affollato del previsto, soprattutto nelle grandi città. A Roma, in particolare, i vigili urbani sono stati costretti a chiudere le vie e le piazze più popolari, dal centro storico, nel Tridente, a piazza Bologna e San Lorenzo, zone universitarie.

Ma anche a Milano, dove ormai spopola l’aperitivo anticipato, il centro e i Navigli si sono riempiti di persone. Il ministro della Salute, Roberto Speranza, invita alla “massima prudenza” in tutta Italia, per non “vanificare i progressi delle ultime settimane”, perché, sottolinea “Zona gialla non significa scampato pericolo. Il virus circola e il rischio, anche per via delle varianti, resta alto. Non possiamo scherzare con il fuoco”.

Intanto, però, Coldiretti considera questo primo fine settimana di ‘libera uscita’ una “boccata d’ossigeno” per i ristoratori: quasi 200 milioni di euro sono stati gli incassi del solo sabato per bar, ristoranti, pizzerie e agriturismi aperti. Un risultato importante per la filiera alimentare che occupa 3,6 milioni di persone e che è stata piegata dalla pandemia.

Fanno eccezione i territori in zona arancione, la Puglia, la Sardegna, la Sicilia (dove, nonostante le restrizioni e complice il caldo i cittadini hanno affollato le spiagge) e la Provincia di Bolzano. Così anche l’Umbria, dove l’intera provincia di Perugia e parte del Ternano sono stati messi in zona rossa con un’ordinanza firmata nella tarda serata di ieri dalla governatrice leghista Donatella Tesei. Si tratta di 65 comuni in tutto, che dovranno ripettare restrizioni più stringenti da oggi e per le prossime due settimane, fino al 21 febbraio.

E mentre i numeri della pandemia restano stabili, ma ancora alti, si avvicina la scadenza del 15 febbraio, quella in cui è prevista la fine del divieto di spostamento tra Regioni, anche gialle.

Tra il rischio di nuove chiusure e la speranza di altre aperture, procede la campagna vaccinale anti-covid. Oltre un milione di persone ha già ricevuto anche la seconda dose di vaccino, con Pfizer BionTech. Ma la prossima settimana sarà decisiva, perché alla fase 1, su sanitari e over 80, si affiancherà la fase 3. Partiranno cioè le vaccinazioni con Astrazeneca, per gli under 55 che lavorano nei settori a rischio, come la scuola, i servizi, le forze dell’ordine e armate, o chi risiede nelle comunità e nelle carceri. Due giorni fa sono arrivate a Roma, nell’aeroporto di Pratica di Mare, le prime dosi (quasi 250mila) del vaccino, che ha una copertura inferiore rispetto agli altri e per questo sarà somministrato ai più giovani. Visti i ritardi nelle consegne promesse dalle case farmaceutiche, però, l’Italia guarda anche altrove, come al russo Sputnik, ma soprattutto guarda in casa, con Reithera, che si dice pronta a produrre 100milioni di dosi all’anno rendendo il Paese autonomo. Bisognerà attendere però non meno di sei mesi.

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