Parla Lorenzo Citterio, patron del club milanese: "Difficile immaginare un futuro senza vedere soluzioni concrete all'orizzonte"

Un mondo senza luci, senza sound check, senza l’elettricità nell’aria, prima di un concerto live. Senza l’emozione di un locale pieno che esplode sentendo le prime note dell’artista preferito, senza code di fan fuori dai camerini.

É questo che, da un anno a questa parte, sta vivendo il mondo della musica dal vivo. Non solo musicisti, attrezzisti e tecnici, ma anche i gestori dei locali dove si suona live. “Siamo chiusi ormai da un anno e prevediamo un altro anno complesso davanti a noi. É difficile per noi immaginare un futuro senza vedere delle soluzioni concrete all’orizzonte”. A lanciare l’allarme a LaPresse è Lorenzo Citterio, che con i fratelli gestisce l’Alcatraz, tempio della musica milanese. Citterio è anche ex vice presidente provinciale del Silb, sindacato italiano locali da ballo.

E che è uno dei capofila dell’iniziativa ‘L’Ultimo concerto?’, che ha riunito tanti club, da Nord a Sud.

Quali iniziative avete pensato per riuscire a resistere?

‘L’Ultimo Concerto’ riunisce tutti i live club d’Italia e punta ad ottenere un riconoscimento per le nostre strutture. Non siamo solo una discoteca, un bar o un locale. Siamo una struttura più complessa che richiede investimenti importanti per ospitare spettacoli di artisti a livello internazionale. Si parla di teatri, di cinema, ma non si parla mai di live club. Purtroppo dal punto di vista legislativo non esistiamo.

L’Alcatraz è sinonimo di musica a Milano. Da voi negli anni si sono esibiti artisti come Amy Winehouse, Red Hot Chili Peppers, Alice Cooper , Ed Sheeran e tantissimi altri.

Il portato culturale di una location come la nostra e di quelle che hanno aderito l’iniziativa è importantissimo: i nostri concerti muovono turismo, muovono cultura. É per questo che chiediamo di essere riconosciuti e di esistere dal punto di vista normativo.

E alla politica cosa chiedete?

Scendendo su un piano un po’ più concreto, chiediamo aiuti come ad esempio la sospensione delle tasse. Siamo realtà molto articolate, con parecchi dipendenti e spesso non di proprietà: ad esempio noi all’Alcatraz siamo in affitto. Le imposte, però, continuano a correre.

Finora cosa vi è stato riconosciuto?

Abbiamo ricevuto qualcosa dal decreto ristori, ma sono gocce nell’oceano. Adesso aspettavamo il nuovo decreto, che con la crisi è rimasto fermo. Al momento ci sono solo costi e lavoriamo solo per posticipare l’inevitabile.

E le istituzioni locali?

Il comune di Milano ci ha chiesto di pagare la Tari per 25mila euro. Quando abbiamo fatto presente che siamo chiusi da febbraio e quindi non possiamo produrre immondizia, ci hanno fatto uno ‘sconto’ di 5mila euro. Da Regione Lombardia non abbiamo ricevuto alcun contributo. Spero che le istituzioni ci individuino come i locali dai quali, una volta passata l’epidemia, possa ripartire anche una rinascita culturale della città. A Milano i cittadini sono chiusi in casa da ottobre a guardare Netflix ma spero che grazie al dialogo con le istituzioni si riesca a individuare il modo di incentivare gli spettacoli dal vivo. Oggi se si vogliono organizzare concerti seduti, con le capienze limitate, in assenza di sponsor e partner istituzionali, la coperta è troppo corta.

Gli artisti vi hanno dato un segnale si solidarietà?

Tantissimi artisti hanno dato la loro disponibilità a fare quest’ultimo concerto insieme a noi. Anche per loro, però, è una situazione molto delicata perché da un lato c’è il desiderio di esibirsi sui palchi, ma dall’altro lato c’è molta prudenza. L’opinione pubblica è sensibile e tanti artisti non vogliamo esporsi troppo per il timore di essere associati a aperture indiscriminate o addirittura a posizioni negazioniste. Elisa, ad esempio, questa estate ha organizzato un tour estivo a norma Dpcm – quindi con il pubblico seduto e distanziato, rigorosamente con la mascherina – e ha donato tutti i ricavi ai tecnici e e alle maestranze. Si è dimostrata molto sensibile e ha preso anche dei rischi.

I rischi, se si riaprisse rispettando i Dpcm, quali sarebbero?

Uno studio dell’Agis sui cinema e teatri condotto da maggio d ottobre, ha mostrato che in sala si è verificato un contagio solo.

Volendo, ci sarebbe il modo di ripartire. Questa estate io avevo sostenuto che le discoteche e i locali dovessero restare aperti, nel rispetto dei protocolli, ma aperti, poi c’è stato il caos della Sardegna e si è fermato tutto.

Come vi trovate invece con gli spettacoli in streaming?

A settembre abbiamo organizzato il nostro primo concerto in streaming con i Lacuna Coil, con l’Alcatraz chiuso al pubblico e la band sul palco. É andato bene, ma può essere un tampone per gli artisti, che fanno conoscere i nuovi brani, e il mangament, non per i locali che si reggono anche sull’indotto. Abbiamo anche ospitato le puntate di ‘Niente di strano’, lo streaming musicale organizzato da Buddybank e da Tidal, e artisti molto forti come Gue Pequno, Mecna.

Abbiamo anche provato ad organizzare serate di discoteca in streaming, ma non c’è la risposta che ci si poteva spettare: lo show è molto meno coinvolgente.

A fronte di un quadro così complicato, un locale così importante come l’Alcatraz quanto ancora potrete resistere?

E’ una bella domanda. Noi per fortuna veniamo da una gestione oculata e prudente. La speranza è che nell’arco di un anno si possa tornare a lavorare e che potremo festeggiare Capodanno. Oltre sarebbe insostenibile.

Quando si potrà riaprire, chi sarà il primo artista che inviterete?

Il primo artista o la prima band? Non lo so. A me basta riaprire e mettere la musica, poi resteremo una settimana aperti non stop giorno e notte. A livello di artisti, saranno tutti benvenuti.

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