Europa riapre frontiere. Nuovi focoali a Pechino

Europa riapre frontiere. Nuovi focoali a Pechino

Molte le limitazioni che permangono, dubbi sui flussi turistici 

 Riaprono i confini nell'Unione europea, tre mesi dopo il paralizzante lockdown causato dalla pandemia del coronavirus. Restano però molte limitazioni ed è difficile prevedere quanti europei in questa estate sceglieranno di viaggiare. La fine dei controlli alle frontiere per molti è arrivata nella notte di lunedì, come in Germania e Francia, quasi due settimane dopo che l'Italia ha sbloccato i suoi confini. I 27 dell'Ue, e altri dell'area Schengen, non ammetteranno invece chi arriva dall'esterno del continente fino al prossimo mese, o forse in seguito. La cautela è grande ovunque, dopo che in Europa sono stati confermati la morte di 182mila persone e il contagio di oltre 2 dei quasi 8 milioni al mondo, nei dati della Johns Hopkins University. "La pandemia è sotto controllo, ma la riapertura delle nostre frontiere è a un momento critico", ha detto il premier Pedro Sanchez annunciando il rinvio dell'apertura alla Spagna agli europei al 21 giugno. Eppure, il distanziamento fisico lasciava a desiderare nelle file davanti ai negozi di Oxford Street a Londra o davanti ai bistrot parigini.

 Soprattutto nei Paesi del sud europeo come Italia e Grecia, la corsa per riaprire l'industria del turismo è frenetica. "Molto dipenderà da quanto le persone si sentiranno a loro agio a viaggiare e se riterranno la Grecia una destinazione sicura", ha detto il premier Kyriakos Mitsotakis. Proprio oggi (lunedì) la Grecia ha accolto i primi voli internazionali ad Atene e Salonicco, mentre i voli internazionali negli scali minori (tra cui le isole) riprenderanno il 1 luglio, con test casuali su chi arriverà. La Spagna ha aperto con un test sulle pratiche e la sicurezza, ammettendo nelle ultime due settimane di giugno migliaia di turisti tedeschi alle Baleari.

 Ma se la riapertura è meno caotica e più coordinata della chiusura di marzo, le regole non sono le stesse per tutti. La Norvegia e la Danimarca, ad esempio, tengono i confini chiusi con la Svezia, la cui strategia ha evitato il lockdown ma prodotto un alto tasso di mortalità. Il Regno Unito la scorsa settimana ha imposto 14 giorni di quarantena sulla gran parte degli arrivi, scatenando l'ira dell'industria di turismo e aeronautica. Conseguenza: Parigi ha chiesto ai britannici di rispettare una quarantena autoimposta di due settimane all'arrivo, mentre varie nazioni hanno escluso il Regno Unito dal primo blocco di riaperture.

 E in Cina, dove la pandemia ha avuto inizio, Pechino è alle prese con un nuovo focolaio legato a un mercato di carne e vegetali: con 79 casi confermati in quattro giorno, migliaia di persone si sono allineate davanti agli ospedali per sottoporsi al test. Sono stati anche messi in lockdown 90mila abitanti di due quartieri attorno a un altro mercato, a causa di tre casi confermati. Sospesi, di conseguenza, i piani di riaprire alcune scuole primarie e revocato l'allentamento di alcune misure d'isolamento sociale. Anche la Corea del Sud, che ha registrato 39 nuovi casi, sta tentando di arginare una nuova diffusione, mentre la Russia ha registrato oltre 8.200 casi in un giorno, portando il totale a 537mila. Con 7mila decessi, la nazione è dietro solo a Usa e Brasile per numero d'infezioni. Anche in India continua l'epidemia, nonostante l'allentamento del lockdown, con più di 11mila casi per il terzo giorno consecutivo.

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