Addio a Evaristo Beccalossi, l’icona dell’Inter aveva 69 anni

Addio a Evaristo Beccalossi, l’icona dell’Inter aveva 69 anni
Evaristo Beccalossi, Catanzaro, Catanzaro, 13 ottobre 2023 (Foto Francesco Mazzitello/LaPresse)

Nel gennaio 2025 lo aveva colto un malore che lo aveva portato a un lungo periodo di coma

È morto all’età di 69 anni Evaristo Beccalossi, ex giocatore dell’Inter e del Brescia. Lo conferma il club nerazzurro. Nel gennaio 2025 lo aveva colto un malore che lo aveva portato a un lungo periodo di coma. Centrocampista offensiva di grande talento, ha vinto lo scudetto con l’Inter nel 1980. 

Il cordoglio dell’Inter

L’Inter, il club con cui ha giocato sei stagioni, registrato 216 presenze e realizzato 37 gol, ha pubblicato una lettera di cordoglio. “Ci sembra impossibile. Nelle pieghe dei ricordi e nella vita di tutti i giorni, Evaristo era sempre uno di noi. Ineffabile, come i suoi dribbling, unico, come il suo modo di trattare il pallone”, si legge nella nota del club nerazzurro.

“Il talento non si impara. È un dono, al massimo lo si alleva, con la testardaggine di chi è destro di piede e fin da bambino allena il sinistro nel garage di casa fino a diventare mancino, ambidestro, praticamente onnipotente con entrambi i piedi. Quello di Evaristo Beccalossi era limpido, abbagliante, in contrasto con una continuità di rendimento che a volte veniva meno nel corso delle partite ma che, sempre, gli veniva perdonata, dai compagni e dai tifosi”.

Fantasista: precisamente, Beccalossi. Gianni Brera lo aveva ribattezzato ‘Driblossi‘. L’arte di dribblare, di saltare gli avversari: azzardi sfrontati, quasi sempre riusciti, con leggerezza. Il bello del calcio, il modo più romantico per far innamorare i tifosi. Coi riccioli che ciondolavano sulle spalle, con la sua cadenza inconfondibile in mezzo al campo, dava carezze al pallone“.

“Nessuno, meglio di Peppino Prisco, ha fotografato l’iconicità di Evaristo: ‘Lui non giocava con il pallone, era il pallone che giocava con lui. Lui non lo calciava, l’accarezzava riempiendolo di coccole’. Le coccole di Evaristo sono state tante, dentro e fuori dal campo, negli anni in nerazzurro – dal 1978 al 1984 – e poi dopo, nella vita da ex calciatore, sempre al fianco dell’Inter, sempre dentro il calcio, tra Federazione, ragazzi da ispirare e far crescere. Da fantasista anche lì”, si legge nel lungo ricordo.

“Destro, sinistro, gol e visione di gioco. Oriali, Marini, Baresi correvano, Beccalossi inventava. E segnava, forniva assist, dipingeva traiettorie. A volte a intermittenza, a volte in maniera folgorante. Con la schiettezza e la naturalezza che lo ha sempre contraddistinto, ammetteva candidamente, senza paura di essere giudicato, perché il suo forte era anche quello: ‘Quando arrivavo a San Siro i compagni non sapevano se avrebbero giocato in 10 o in 12: dipendeva solo da me’. La numero 10 sulle spalle: arrivò all’Inter dal Brescia, la squadra della sua città, nel 1978 e si trovò catapultato dentro un Meazza che lo accolse subito spellandosi le mani”.

“D’altronde la segnalazione a Sandro Mazzola – suo predecessore con la 10 e all’epoca dirigente nerazzurro – arrivò dopo una partita in cui dribblò cinque giocatori, prima di fallire il gol davanti al portiere. Il manifesto della sua immensa bravura e anche della sua volubilità, così particolare e al tempo stesso magnetica. ‘Con Beccalossi e Pasinato vinceremo il campionato’. Molti di noi non erano ancora nati, in quel 1980, ma quel coro accompagnò l’Inter di Bersellini verso il 12° Scudetto”.

“Con Bordon, Baresi, Altobelli, Caso, Bini, Marini, Oriali, Canuti, Pasinato, Muraro, Mozzini, Pancheri, Ambu, Cipollini, Occhipinti e, ovviamente, Evaristo Beccalossi, il 10 di quella squadra. Sette gol, due nel derby dell’8 ottobre 1979. Un destro al volo di una leggerezza inarrivabile, su un campo senza erba, solo di fango. E un altro gol per chiudere una stracittadina solo nerazzurra”.

“Più dei gol, 37 in 215 apparizioni, più dei titoli – uno Scudetto e una Coppa Italia – Beccalossi è sempre stato l’uomo dei sogni: quello che ti poteva regalare una magia, in qualsiasi momento, e pazienza se non arrivava, tu lo avevi in campo e bastava quello, sapere di poter assistere, presto o tardi, a un dribbling, a una traiettoria impensabile. E pazienza, se in una notte di coppa, arrivarono due errori dal dischetto nel giro di cinque minuti”.

“Ancora una volta, geniale anche in questo caso, pur senza meriti, si trasformò questa serata storta in un qualcosa di artistico: il monologo portato a teatro dall’attore Paolo Rossi. ‘La cosa più bella a mio avviso era che il popolo interista si identificava in noi. Ho lasciato un buon ricordo anche al giorno d’oggi’. Non solo un buon ricordo, ma anche un orgoglio profondo nell’aver avuto il ‘Becca’ nella storia del Club. E quella malinconia che si mischia alla tristezza profonda di queste ore ci accompagna con l’ennesimo dribbling della vita di Evaristo”, conclude l’Inter nel ricordare una delle figure più iconiche del club.

Carriera e numeri di Beccalossi

Cresciuto nelle giovanili del Brescia, Beccalossi ha fatto il suo esordio in prima squadra nel 1972. Qualche anno dopo, nel 1978, si trasferito a Milano, sponda Inter, club di cui è diventato un’icona. Ha indossato la maglia nerazzurra per sei stagioni, dal 1978 al 1984, collezionando 37 reti in 216 presenze tra campionato, coppe nazionali ed europee. Nei suoi anni all’Inter ha vinto uno Scudetto (1979/1980) e una Coppa Italia (1981/1982). Fantasista della squadra, è rimasto nei cuori dei tifosi e della società, entrando anche a far parte della Hall of fame nerazzurra. Dopo gli anni trascorsi a Milano è passato alla Sampdoria e poi a Monza, Brescia, Barletta, Pordenone e Breno.

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