Per gli elvetici partita della vita, ai rigori i transalpini traditi da Mbappé

La prima della classe esce di scena. E adesso l’Europeo è senza padroni. La Svizzera fa la partita della vita nell’ottavo di finale di Bucarest, elimina la Francia ai calci di rigore e approda ai quarti contro la Spagna dopo una partita pirotecnica. I campioni del mondo in carica vanno sotto, trafitti da Seferovic, raddrizzano la gara nella ripresa dopo l’errore su rigore di Rodriguez ma nel giro di venti minuti sembrano rimettere le cose a posto, con la doppietta di Benzema e la magia di Pogba. Invece gli elvetici riscrivono la storia di questo Euro 2020, agguantando il 3-3 con i sigilli ancora di Seferovic e di Gavranovic. Ai supplementari i bleus premono ma non trovano la via del gol. Dal dischetto la squadra di Petkovic è perfetta e fa percorso netto. La Francia viene tradita da Mbappé, quinto rigorista e autore dell’errore decisivo. Che sancisce verosimilmente la fine dell’era Deschamps (Zidane è senza panchina…) e riapre i giochi di un Europeo senza certezze e senza una reale favorita.

Partenza sprint della Svizzera

Fin dai primi minuti appare chiaro che la serata per la Francia sarà complicata. Ancor prima della zuccata precisa di Seferovic, che sovrasta Langlet e spaventa davvero i campioni del mondo in carica, costretti a inseguire già dopo un quarto d’ora. Lo schiaffo subito non sveglia dal torpore Mbappè e compagni, che continuano a faticare a creare grattacapi dalle parti di Sommer. I tre tenori Griezmann-Mbappè-Benzema si intendono poco, anche perché ricevono pochi rifornimenti. Le occasioni più pericolose così passano dai piedi di Rabiot, che prima con un tiro cross esalta i riflessi del portiere, bravo ad anticipare Benzema, poi ci prova direttamente con una botta da fuori area, non lontana dallo specchio della porta. Nella ripresa Deschamps tenta subito di dare la scossa, inserendo Coman al posto di Lenglet, per una Francia a trazione anteriore con ben quattro punte contemporaneamente in campo. I bleus guadagnano da centrocampo in su ma dietro traballano pericolosamente. E al 10′ Pavard in scivolata stende Zuber, contatto che non sfugge al Var. Dal dischetto Ricardo Rodriguez può scavare un solco, ma Lloris si supera respingendo la conclusione rasoterra, ma non troppo angolata, del terzino del Toro.

Francia alla riscossa

E’ la scossa di cui aveva bisogno la Francia, che all’improvviso si risveglia e nel giro di venti minuti mostra tutto il proprio potenziale, tecnico e fisico. Mbappè tocca al centro per Benzema, che con uno splendido controllo taglia fuori il diretto marcatore e supera il portiere in uscita. Non basta: l’attaccante del Real Madrid due minuti più tardi insacca di testa a porta sguarnita finalizzando una splendida triangolazione tra Griezmann e Mbappé. La Svizzera è alle corde, fisicamente e mentalmente. E i campioni del mondo non hanno pietà, perché Pogba a un quarto d’ora dalla fine pesca il jolly con uno splendido tiro a giro da fuori area. Tutto facile, tutto bello. Un uragano di venti minuti che convince i francesi di avere la partita in pugno. Senza fare i conti però con una stoica Svizzera. Mbadu crossa per Seferovic, che di testa riporta sotto l’undici di Petkovic. La Francia sbanda pericolosamente dietro e proprio al 45′ viene punita: Pogba perde un pallone in maniera ingenua, Xhaka fa correre Gavranovic che buca centralmente la retroguardia transalpina e soprattutto il suo portiere. La Francia si risveglia dall’incubo e per poco non evita i trenta minuti extra. Ma il tiro a giro di Coman si spegne sulla traversa.

Il crollo ai rigori

Ai supplementari la Svizzera abbassa il baricentro e cerca di gestire il risultato. La Francia attacca a testa bassa, inevitabilmente. Coman, il più fresco, è il più pericoloso: da una sua iniziativa Pavard esalta ancora Sommer. Nel secondo tempo le migliori occasioni capitano sui piedi di Mbappé, poco lucido. E decisivo in negativo nella lotteria dagli undici metri che fa volare la Svizzera ai quarti. La Francia torna a casa, tradita dal proprio uomo copertina e dai propri singoli, eccellenti a livello personale ma non nel collettivo.

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