I granata travolti 3-1 con i gol di Mkhitaryan, Pellegrini e il rigore di Vereteout

La Roma non smette di correre e sognare, sale al terzo posto raggiungendo la Juventus e butta sempre più in basso un Torino incapace di uscire dalle sabbie mobili, travolto 3-1 e da una manciata di cattivi pensieri. Un quarto d’ora appena e per i granata all’Olimpico era già calato il buio a causa dell’espulsione di Siong che ha cambiato subito la storia del match e smontato le ambizioni degli uomini di Giampaolo arrivato nella Capitale con l’obiettivo di cambiare rotta. La squadra di Fonseca ha saputo gestire con il minimo sforzo la superiorità numerica e messo al sicuro il risultato nel primo tempo con un colpo di genio di Mkhitaryan e un rigore di Vereteout su atterramento di Dzeko. Nella ripresa Pellegrini fa tris e solo nel finale, causa un calo di tensione dei giallorossi, i granata accorciano con un indomito Belotti quando però è ormai troppo tardi. La Roma balza a 24 punti, a 4 dalla vetta, e si avvicina con fiducia alla gara di domenica con l’Atalanta a Bergamo, il Torino naviga all’ultimo posto con sei punti, a quattro dalla zona salvezza.

Fonseca ritrova Mancini e Smalling in difesa e lascia all’inizio in panchina Pedro, rientrato dopo aver scontato la squalifica per l’espulsione con il Sassuolo. Nel Torino Giampaolo opta, come annunciato alla vigilia, per una mini rivoluzione operando cinque cambi rispetto alla sconfitta contro l’Udinese. I granata, trascinati dalla voglia di dimostrare piglio e carattere, si mostrano subito arrembanti e aggressivi ma inizia a commettere troppi falli. La Roma prende le misure, allarga sugli esterni, conquista il centrocampo e si fa pericolosa con Dzeko e poi al 10′ con Bruno Peres che sciupa una nitida occasione su passaggio filtrante di Mikhataryan. Belotti risponde come può, il Toro cerca di sciogliersi dalla morsa ma la gara dei granata cambia del tutto fisionomia al 14′ per il rosso a Singo, colpevole di una entrata in ritardo con il piede a martello su Spinazzola. Poco più di dieci minuti e la Roma sfrutta la superiorità numerica per andare in vantaggio con Mkhataryan, al settimo sigillo stagionale con un’altra perla: l’armeno calcia di prima un pallone che circola in area di rigore e batte Milinkovic, bravo poco prima a risponere a Mancini, dopo aver colpito il palo interno. Trovato il vantaggio la Roma attacca con meno ardore, il Toro fatica a riprendersi con Belotti aciavcato per un contatto con mancini che lo obbliga a ricorrere alle cure dei medici. Al 36′ Roma vicina al raddoppio con Spinazzola che riceve un traversone di Bruno Peres sfiorando il palo con una girata di destro. Il Torino non vuole esporsi a rischi eccessivi cercando di restare aggrappa alla partita, prova a gestire palla ma una disattenzione difensiva rovina anche questa strategia: Belotti con un retropassaggio sbagliato serve Dzeko, il bosniaco entra in area e viene sgambettato da Bremer. Sul dischetto Veretout non sbaglia e porta la Roma sul 2-0.

Giampaolo cambia la posizione dei suoi centrocampisti, si affida alla panchina per inserire Meite e Lukic ma le soluzioni in avanti non ci sono, per Fonseca la partita appare abbastanza semplice. Il Toro non corre tanti rischi ma corre sempre dietro alla palla e non ha possibilità di affondare se non in contropiede. Il match cala lentamente di intensità, Fonseca fa uscire Dzeko e Villar per Pedro e Mayoral. La Roma è in pieno controllo ma al 64′ arriva un campanello d’allarme con Edera che da oltre 30 metri calcia di potenza con il pallone che si stampa sulla traversa con Pau Lopez battuto. Passata la paura la squadra di Fonseca alla prima accelerazione chiude il match con Pellegrini al 68′ con un mancino sotto la traversa su assist perfetto di Mayoral dal centro dell’area. Esce solo ora l’orgoglio del Torino che sfrutta subito un pasticcio di Pau Lopez, colpevole di non trattenere il pallone sulla ribattuta di Edera, per fare centro al 73′ con Belotti indomito. Altro brivido per la Roma all’84’ per un colpo di testa di Bremer che finisce di poco a lato. Il Toro si getta ancora in avanti. Ma è ormai troppo tardi.

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