L'Italia riesce a fare meglio di altri Paesi nella filiera del riciclo dei materiali

L’Italia è una “superpotenza europea nell’economia circolare”. Il quadro delineato dal nuovo rapporto GreenItaly – messo a punto dalla Fondazione Symbola insieme con Unioncamere – è chiaro: riusciamo a fare meglio di altri Paesi nella filiera del riciclo dei materiali. Sul punto arriva il bollino del ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani: “Siamo ‘best in class’. Ora dobbiamo trasformare questa nostra capacità, che arriva da lontano perché fissata nella tradizione popolare, in un modello di sviluppo”.

Il nostro Paese – viene spiegato nel documento – è “leader nell’economia circolare; ha la più alta percentuale di riciclo sulla totalità dei rifiuti: il 79,4%, il doppio rispetto alla media europea con un risparmio annuale pari a 23 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio e a 63 milioni di tonnellate equivalenti di CO2 nelle emissioni”. Inoltre nel 2020 in Italia il 37% dei consumi elettrici è stato soddisfatto da fonti rinnovabili con una produzione di circa 116 Terawattora (Twh). Guardando al fronte produttivo, sono 441mila le imprese italiane che negli ultimi cinque anni hanno investito sulla green economy e sulla sostenibilità. E, nel 2020 sono stati 3,1 milioni i green jobs, pari al 13,7% degli occupati.

In questo modo – rileva il presidente della Fondazione Symbola Ermete Realacci – viene fuori il meglio dell’Italia, quella che “può essere protagonista alla Cop26 di Glasgow: un’Italia che fa della transizione verde un’opportunità per innovare e rendersi più capace di affrontare il futuro e coinvolge già oggi da un terzo delle nostre imprese. Siamo una superpotenza europea dell’economia circolare e questo ci rende più competitivi e capaci di futuro”.

In questa Italia che può farcela, e che non si spaventa delle sfide che ha davanti, Cingolani ritrova il “messaggio fondamentale” che intende portare “a Mario Draghi anche in vista della Cop26. Siamo ‘best in class’ nella circolarità. Anche grazie a quanto abbiamo nella nostra storia: la tradizione popolare di parsimonia, la sobrietà, e la volontà di recuperare”. Tutti elementi che nel ragionamento del ministro devono ora trasformarsi grazie alla “tecnologia in un modello di sviluppo”. Una chiave di lettura che si sposta inevitabilmente sulla ricerca e la formazione: dobbiamo “smettere di parlare ricerca fondamentale e ricerca applicata. Esiste solo una ricerca, quella buona”. E infatti uno degli aspetti positivi è la crescita dei lavori verdi, anche se “abbiamo un problema serio di formazione. La transizione ecologica nelle scuole – conclude Cingolani – deve diventare una materia fondamentale e questo si fa con una partnership pubblico- privata”.

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