Il cartello dei maggiori paesi produttori di petrolio allargato alla Russia ha scelto la cautela: mantenere un approccio graduale al ripristino della produzione ridotta durante il Covid

L’economia internazionale ha fame di petrolio ma l’Opec+ non la sfama. E non è una bella news per l’inflazione. Il cartello dei maggiori paesi produttori di petrolio allargato alla Russia ha scelto la cautela: mantenere un approccio graduale al ripristino della produzione ridotta durante il Covid. E aggiungerà così solo 400.000 barili al giorno a novembre, dopo i tagli nella pandemia. La decisione di non cambiare rotta e mantenere il suo programma di aumenti mensili graduali ha visto allineati i componenti di Opec+. Come riferisce Bloomberg News, prima del meeting si era ipotizzato che il gruppo potesse optare per un aumento maggiore dell’offerta a novembre. Ma alla notizia che così non è stato i prezzi dell’oro nero sono volati. C’è stato un forte rialzo delle quotazioni del petrolio. Il prezzo del West Texas Intermediate (WTI) è balzato fino a +2,6% a 77,8 dollari, ossia sui massimi a quasi sette anni, mentre il Brent viaggia a circa +2,8% in area 81,5 dollari.

Le preoccupazione per l’inflazione continuano così a tenere banco, con il meeting Opec+ che non è stato di giovamento alimentando il rally del petrolio. Dallo scoppio e dai momenti più acuti della pandemia, la situazione è cambiata. C’è la ripresa dell’economia globale. E una maggiore domanda di prodotti petroliferi come benzina e carburante per gli aerei, coi viaggi che riprendono. Inoltre, i prezzi insolitamente alti del gas naturale stanno spingendo alcuni produttori di elettricità in Asia a passare dal gas naturale ai prodotti a base di petrolio, contribuendo a sostenere i prezzi. Il pressing degli Usa sul cartello petrolifero con sede a Vienna non era certo mancato. Il consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca Jake Sullivan aveva sollevato preoccupazioni per l’aumento dei prezzi del petrolio incontrando i funzionari in Arabia Saudita all’inizio di questa settimana e ribadendo l’importanza di creare le condizioni per sostenere la ripresa economica globale.

La scorsa settimana il portavoce della Casa Bianca, Jen Psaki ha affermato che i funzionari dell’ amministrazione a stelle e strisce erano in contatto con l’Opec.

Ma l’Opec+ ha scelto la prudenza. E i mercati non hanno impattato bene la cosa; si è registrata una giornata difficile, con Piazza Affari che si è accodata alla debolezza delle altre maggiori Borse mondiali. Le preoccupazioni per l’inflazione intanto continuano a tenere banco, con il meeting Opec+ che non è stato di giovamento. Le quotazioni del petrolio vedono il Wti ai massimi dal 2014. E così a Piazza Affari a svettare sono stati i titoli oil in scia al nuovo violento movimento al rialzo dei prezzi del petrolio. Saipem ha chiuso con +2,88%, seguita da Tenaris con +2,77% ed Eni con +1,39% in area 11,64 euro, sui nuovi massimi da febbraio 2020.

Delusione per la prudenza dell’Opec+ è la reazione di Federpetroli. “Troppe aspettative che restano vane. – ha commentato a LaPresse il presidente Michele Marsiglia – Ormai l’industria delll’Oil & Gas internazionale non segue più né l’Opec né tantomeno l’Opec+. La linea su cui oggi le decisioni del meeting di Vienna si concentrano sono solo quelle finanziarie e dei mercati di Borsa. Siamo ancora delusi, si è soli deciso di continuare nell’aumento graduale della produzione, aggiornandosi a 4 novembre. Per assistere a vere scosse decisive bisognerà attendere il nuovo anno, quando anche la Libia ed altri paesi avranno raggiunto assestamenti politici. Riteniamo che l’Opec+ sia solo una coda della vera organizzazione viennese che, ad oggi, resta cauta senza pronunciarsi”.

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