“Questa vicenda del Ministero degli Interni contro l’associazione delle mamme in sede civile è la dimostrazione che non è vero quanto si dice della giustizia italiana, non è vero che è inesorabilmente lenta è una giustizia velocissima”. A dirlo senza nascondere l’amarezza è Daniele Farina, esponente di Sinistra Italiana e del Leoncavallo Spazio Pubblico Autogestito, nel corso di una conferenza stampa che si è svolta all’ingresso del tribunale di Milano a margine della prima udienza del processo civile contro l’Associazione delle Mamme Antifasciste del Leoncavallo, chiamata a risarcire il Ministero dell’Interno per l’occupazione dello stabile di via Watteau. “Andiamo abbastanza rapidamente verso le conclusioni quasi è un modulo quello che si sta affermando perché il ministero degli Interni è stato citato dalla proprietà di Spin time: un altro grande spazio anche abitativo della città di Roma e condannato in primo grado al pagamento di 21 milioni di euro allora rischia di essere uno scivolo, una modalità per risolvere in altro modo questioni che hanno un carattere prevalentemente sociale – ha sottolineato Farina – Il nostro timore che possa essere applicato anche altre situazioni, quelle dove magari vi sono occupazioni perduranti, anche di spazi lavorativi di fabbriche al fine di evitare lo smantellamento degli impianti e ce ne sono che durano anche da moltissimo tempo”, spiega l’attivista precisando che: “il Leoncavallo sta lavorando a fine di riprendere le attività nello spazio di via Watteau o in altro luogo”. Secondo Farina si tratta di “una vicenda così congeniata per impedire all’associazione delle Mamme Antifasciste di svolgere un ruolo in questa vicenda perché è chiaro che una sentenza di condanne e un gravame di questa entità rende l’associazione poco utile al fine della conclusione della prosecuzione delle attività del centro”. “Ci sembra – conclude Farina, che il processo – abbia anche un contenuto politico”.
