Milano, 17 feb. (LaPresse) – Un Paese dove emerge la netta consapevolezza sulla diffusione oramai nazionale (26%) e, soprattutto, internazionale (45%) del fenomeno mafioso. Una mafia meno incline alla violenza rispetto al passato ma dove emerge anzitutto la netta percezione, espressa dalla grande maggioranza degli intervistati, di una mafia sempre maggiormente legata ai professionisti/colletti bianchi (45%), cioè di una crescente parte di tali categorie contigua alle organizzazioni mafiose. Bocciato l’impegno della politica nel contrastare la mafia. E dove è forte la sfiducia soprattutto confronti di membri del governo e del Parlamento e dei partiti. Ben 83% degli intervistati ritiene che i politici nazionali hanno favorito l’espansione delle mafie in Italia, l’81% degli intervistati ritengono colpevoli i partiti politici e i politici locali. La fotografia sulla percezione e presenza delle mafie e della corruzione nel nostro Paese nell’anno del Covid è stata scattata da Libera, secondo cui in Italia “la corruzione politica si conferma un fenomeno profondamente radicato, nelle percezioni e nelle esperienze dei cittadini”. Il 30% degli intervistati ritiene che i fenomeni di corruzione siano più diffusi rispetto all’epoca di tangentopoli mentre un’ampia maggioranza (58%) ritiene “l’ammontare di corruzione sia equivalente, dunque capillare e sistemico”.

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