Coronavirus, Clementi: No a lockdown, chiusure mirate e vaccini

Roma, 16 feb. (LaPresse) – “I lockdown servono solo a rinviare il problema, bisogna prendere altri provvedimenti come le vaccinazioni. Quello che stiamo vedendo in Israele è emblematico”. Lo dice a LaPresse il dottor Massimo Clementi, direttore del laboratorio di Microbiologia e Virologia dell’Ospedale San Raffaele. “Si può continuare con la politica dei colori e delle chiusure mirate che si presta meglio alla particolare geografia italiana – aggiunge – le varianti non sono presenti in maniera omogenea su tutto il territorio quindi servono chiusure tempestive locali dove necessario. Mi sembra una misura più rispettosa nei confronti di ciò che la società richiede”. Clementi conferma la maggior contagiosità della variante inglese ma, allo stesso tempo, invita tutti a non farsi prendere dal panico. “In un primo momento, ad esempio, si era detto che infettasse maggiormente i bambini ma alcuni studi, peraltro inglesi, dicono che non è vero. Servono massima attenzione e sorveglianza ma non terrore e isteria”.

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata

2021-02-16T18:55:54+01:00

Coronavirus, Clementi: No a lockdown, chiusure mirate e vaccini

Roma, 16 feb. (LaPresse) – “I lockdown servono solo a rinviare il problema, bisogna prendere altri provvedimenti come le vaccinazioni. Quello che stiamo vedendo in Israele è emblematico”. Lo dice a LaPresse il dottor Massimo Clementi, direttore del laboratorio di Microbiologia e Virologia dell’Ospedale San Raffaele. “Si può continuare con la politica dei colori e delle chiusure mirate che si presta meglio alla particolare geografia italiana – aggiunge – le varianti non sono presenti in maniera omogenea su tutto il territorio quindi servono chiusure tempestive locali dove necessario. Mi sembra una misura più rispettosa nei confronti di ciò che la società richiede”. Clementi conferma la maggior contagiosità della variante inglese ma, allo stesso tempo, invita tutti a non farsi prendere dal panico. “In un primo momento, ad esempio, si era detto che infettasse maggiormente i bambini ma alcuni studi, peraltro inglesi, dicono che non è vero. Servono massima attenzione e sorveglianza ma non terrore e isteria”.

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