Milano, 4 feb. (LaPresse) – Oggi, in Italia, sono circa 3,6 milioni (3.609.135, il 5,7% dell’intera popolazione) i cittadini vivi dopo la diagnosi di tumore, con un incremento del 37% rispetto a 10 anni fa. Almeno un paziente su quattro (quasi un milione di persone) è tornato ad avere la stessa aspettativa di vita della popolazione generale e può considerarsi guarito. Risultati importanti, ottenuti grazie a terapie sempre più efficaci e alle campagne di prevenzione, che però rischiano di essere compromessi dalla pandemia. In particolare è evidente l’impatto del Covid-19 sui programmi di prevenzione secondaria. Nei primi nove mesi del 2020 sono stati eseguiti oltre due milioni (2.118.973) esami di screening in meno rispetto allo stesso periodo del 2019. Ritardi che si stanno accumulando e che si traducono in una netta riduzione non solo delle nuove diagnosi di tumore della mammella (2.793 in meno) e del colon-retto (1.168 in meno), ma anche delle lesioni che possono essere una spia di quest’ultima neoplasia (oltre 6.600 adenomi avanzati del colon-retto non individuati) o del cancro della cervice uterina (2.383 lesioni CIN 2 o più gravi non diagnosticate). “Se la situazione si prolunga, diventa concreto il rischio di un maggior numero di diagnosi di cancro in fase avanzata, con conseguente peggioramento della prognosi, aumento della mortalità e delle spese per le cure”, è l’allarme di Giordano Beretta, Presidente Nazionale Aiom (Associazione italiana di oncologia medica) e responsabile oncologia medica Humanitas Gavazzeni di Bergamo, nel convegno nazionale sullo ‘Stato dell’oncologia in Italia’, organizzato dalla società scientifica in forma virtuale oggi, in occasione della Giornata mondiale contro il cancro (World Cancer Day). Lo slogan dell’evento globale, per il triennio 2019-2021, è ‘I am and I will’, per evidenziare l’impegno di ognuno nella lotta contro la malattia, con particolare attenzione proprio alla prevenzione e agli screening.

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