Il rapporto tra vino e salute è tra i temi più dibattuti in ambito scientifico e non esiste un’interpretazione uniforme: quantità, contesto di consumo e stile di vita incidono in modo sostanziale sugli effetti osservati.
“Il dibattito è spesso polarizzato da semplificazioni che non aiutano né la ricerca né una corretta informazione al pubblico”, osserva Attilio Giacosa, presidente di Irvas, l’Istituto per la ricerca su vino, alimentazione e salute. “Le evidenze più recenti suggeriscono invece di leggere il tema con maggiore precisione: la quantità conta, ma contano anche il contesto, la frequenza e il modello alimentare complessivo”, aggiunge Giacosa.
Lo studio
A proporre una rilettura critica del rapporto tra salute e consumo di vino è uno studio pubblicato su Nutriens dell’Università della Navarra e dell’Harvard T.H. Chan School of Public Health. La ricerca affronto un nodo metodologico centrale del dibattito: la difficoltà di derivare raccomandazioni generalizzate da evidenze eterogenee.
Un approccio personalizzato
Pur esistendo situazioni in cui l’astensione è necessaria, le evidenze attuali non consentono di formulare affermazioni con valenza universale. Serve quindi un approccio personalizzato e basato sui profili di rischio individuale. Sono in linea con questa prospettiva anche i dati presentati all’American college of cardiology, che mostrano come gli impatti del consumo di alcol differiscano in funzione della bevanda e del contesto in cui viene assunta.
Lo studio, presentato da Zhangling Chen, professore della Central South University, evidenzia che mentre un consumo elevato è associato a un aumento del rischio di mortalità per tutte le cause (+24%), per tumore (+36%) e per malattie cardiovascolari (+14%), a livelli moderati emergono differenze rilevanti tra le diverse bevande.
La differenza tra il vino e gli altri alcolici
A parità di quantità, il consumo di vino risulta associato a un rischio più basso rispetto a birra, sidro e superalcolici. In particolare, il consumo moderato di vino si associa a una riduzione del 21% del rischio di mortalità cardiovascolare, rispetto ai non consumatori o ai consumatori occasionali, mentre un consumo delle altre bevande, pure se contenuto, comporta un aumento del rischio del 9%.
Perché l’impatto del vino è diverso da quello degli altri alcolici? Secondo gli autori incide la presenza nel vino di composti bioattivi come polifenoli e antiossidanti, ma anche la differente modalità di consumo: il vino è assunto più frequentemente durante i pasti e inserito in normali momenti conviviali.
“Il consumo moderato durante i pasti si colloca all’interno di uno stile di vita che include qualità della dieta, attività fisica e relazioni sociali”, aggiunge Giacosa. “È su queste differenze che la ricerca sta lavorando, anche in ambito cardiovascolare, dove emergono associazioni favorevoli nei contesti di consumo più equilibrati”.

