Vino e salute, non esiste una regola che vale per tutti: la ricerca

Vino e salute, non esiste una regola che vale per tutti: la ricerca
Fredrik von Erichsen/picture-alliance/dpa/AP Images

L’impatto del vino sulla salute non è lo stesso per tutti: ecco i principali fattori da prendere in considerazione.

Il rapporto tra vino e salute è tra i temi più dibattuti in ambito scientifico e non esiste un’interpretazione uniforme: quantità, contesto di consumo e stile di vita incidono in modo sostanziale sugli effetti osservati. 

“Il dibattito è spesso polarizzato da semplificazioni che non aiutano né la ricerca né una corretta informazione al pubblico”, osserva Attilio Giacosa, presidente di Irvas, l’Istituto per la ricerca su vino, alimentazione e salute. “Le evidenze più recenti suggeriscono invece di leggere il tema con maggiore precisione: la quantità conta, ma contano anche il contesto, la frequenza e il modello alimentare complessivo”, aggiunge Giacosa.

Lo studio

A proporre una rilettura critica del rapporto tra salute e consumo di vino è uno studio pubblicato su Nutriens dell’Università della Navarra e dell’Harvard T.H. Chan School of Public Health. La ricerca affronto un nodo metodologico centrale del dibattito: la difficoltà di derivare raccomandazioni generalizzate da evidenze eterogenee. 

Un approccio personalizzato

Pur esistendo situazioni in cui l’astensione è necessaria, le evidenze attuali non consentono di formulare affermazioni con valenza universale. Serve quindi un approccio personalizzato e basato sui profili di rischio individuale. Sono in linea con questa prospettiva anche i dati presentati all’American college of cardiology, che mostrano come gli impatti del consumo di alcol differiscano in funzione della bevanda e del contesto in cui viene assunta. 

Lo studio, presentato da Zhangling Chen, professore della Central South University, evidenzia che mentre un consumo elevato è associato a un aumento del rischio di mortalità per tutte le cause (+24%), per tumore (+36%) e per malattie cardiovascolari (+14%), a livelli moderati emergono differenze rilevanti tra le diverse bevande. 

La differenza tra il vino e gli altri alcolici

A parità di quantità, il consumo di vino risulta associato a un rischio più basso rispetto a birra, sidro e superalcolici. In particolare, il consumo moderato di vino si associa a una riduzione del 21% del rischio di mortalità cardiovascolare, rispetto ai non consumatori o ai consumatori occasionali, mentre un consumo delle altre bevande, pure se contenuto, comporta un aumento del rischio del 9%. 

Perché l’impatto del vino è diverso da quello degli altri alcolici? Secondo gli autori incide la presenza nel vino di composti bioattivi come polifenoli e antiossidanti, ma anche la differente modalità di consumo: il vino è assunto più frequentemente durante i pasti e inserito in normali momenti conviviali.  

“Il consumo moderato durante i pasti si colloca all’interno di uno stile di vita che include qualità della dieta, attività fisica e relazioni sociali”, aggiunge Giacosa. “È su queste differenze che la ricerca sta lavorando, anche in ambito cardiovascolare, dove emergono associazioni favorevoli nei contesti di consumo più equilibrati”.

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