Potremmo definirla la rivincita degli ‘sgobboni’. Che la pratica renda perfetti infatti non è solo un modo di dire. E a mettere in luce il potere dell’impegno e della dedizione questa volta è la ricerca scientifica. Un recente studio dell’Università norvegese di scienza e tecnologia (Ntnu) evidenzia come diverse forme di motivazione siano correlate al rendimento degli studenti di scuola secondaria superiore. Ma a vincere è proprio l’impegno.
“Uno dei risultati più chiari dello studio è la convinzione di poter migliorare attraverso la pratica: si tratta del fattore motivazionale più costante in termini di voti e senso di padronanza delle materie”, ha affermato Birger Olav Sætre, autore dello studio pubblicato su ‘Frontiers in Education’.
Insomma, la chiave del successo a scuola sta nel fatto di essere convinti che proprie competenze possano essere sviluppate attraverso l’impegno e la pratica. Sætre è assistente di ricerca in psicologia presso la Ntnu nonchè direttore generale e presidente del consiglio di amministrazione di Tenn Gnisten (Accendi la scintilla), un’organizzazione che studia il benessere degli studenti e come i giovani possono migliorare a scuola.
La ricerca e i 4 fattori nel mirino
In questo studio, i ricercatori si sono concentrati su quattro aspetti specifici: la convinzione di poter migliorare attraverso l’impegno (mentalità di crescita); la fiducia nelle proprie capacità (autoefficacia); la forte motivazione a ottenere buoni risultati e a mantenere alto l’interesse nel tempo (passione); la perseveranza di fronte alle difficoltà (determinazione).
I ricercatori hanno studiato i legami tra questi fattori e il benessere, la percezione di padronanza e i voti nelle materie di norvegese ed educazione fisica.
Il potere dell’allenamento a scuola
Ebbene, gli studenti che credono di poter migliorare attraverso l’impegno apprezzano maggiormente le materie e ottengono risultati migliori a scuola.
“Questo atteggiamento si è rivelato importante ed è risultato più fortemente associato a diversi risultati” positivi “rispetto agli altri fattori misurati”, ha spiegato Sætre.
La fiducia nelle proprie capacità, invece, è risultata particolarmente rilevante nell’educazione fisica ed è stata collegata sia al benessere che alla percezione di padronanza nella materia. “Questo è comprensibile, dato che si tratta di una materia in cui gli studenti ricevono un feedback chiaro e immediato sulle proprie competenze e spesso attingono alle esperienze maturate in attività extrascolastiche”, ha affermato Sætre.
Quindi, che dire degli altri fattori? “Gli studenti ambiziosi e molto concentrati sul raggiungimento di buoni risultati spesso eccellevano”, ha spiegato Sætre. Tuttavia, questo fattore ha avuto un impatto minore sui risultati degli alunni una volta presi in considerazione gli altri fattori. “Lo stesso vale per la perseveranza. Ha aiutato in una certa misura, soprattutto in termini di piacere nell’apprendimento della lingua norvegese, ma è risultata meno importante di quanto ci aspettassimo a livello generale”.
Le differenze di genere
I ricercatori hanno anche riscontrato differenze tra maschi e femmine. “I ragazzi hanno dichiarato di avere più grinta e una maggiore motivazione a impegnarsi, ma questo non si è tradotto in voti migliori”, ha concluso Sætre. Insomma, gli studenti che sembrano più orientati agli obiettivi, non sono sempre quelli che ottengono i risultati migliori a scuola.
“Le ragazze, tuttavia, si sentivano più sicure in norvegese e hanno ottenuto voti migliori in questa materia”, ha aggiunto Sætre. Affrontare le sfide e commettere errori può essere una parte naturale dell’apprendimento e dello sviluppo delle competenze. “La scuola può trarre grande beneficio” da questa ricerca, “aiutando gli studenti a capire che è sempre possibile migliorare e che commettere errori fa parte del processo di apprendimento“, ha concluso Sætre.

