Demenza, come ridurre i rischi grazie all’allenamento cognitivo: lo studio

Demenza, come ridurre i rischi grazie all’allenamento cognitivo: lo studio
Photo by: Markus Scholz/picture-alliance/dpa/AP Images

Un breve allenamento cognitivo al computer potrebbe ridurre il rischio di demenza nei vent’anni successivi.

Un breve allenamento cognitivo al computer potrebbe ridurre il rischio di demenza fino a vent’anni dopo. È quanto emerge da uno studio pubblicato su ‘Alzheimer’s & Dementia: Translational research and clinical interventions’, finanziato dai National Institutes of Health americani.

La ricerca rappresenta il primo trial clinico randomizzato a valutare l’associazione tra training cognitivo e diagnosi di demenza a 20 anni di distanza. I dati arrivano dallo studio Advanced cognitive training for independent and vital elderly (Active), che ha coinvolto 2.802 adulti over 65 tra il 1998 e il 1999.

Lo studio

I partecipanti sono stati assegnati a tre diversi tipi di allenamento cognitivo – memoria, ragionamento e velocità di elaborazione – oppure al gruppo di controllo senza training. Le sessioni, fino a 10 incontri da 60-75 minuti, si sono svolte nell’arco di cinque-sei settimane. Metà dei partecipanti ha ricevuto anche fino a quattro sessioni aggiuntive di richiamo a 11 e 35 mesi. Il training sulla velocità di elaborazione insegna a individuare rapidamente informazioni visive su uno schermo e a gestire compiti sempre più complessi in meno tempo.

I risultati

Nel follow-up a 20 anni, 105 su 264 partecipanti (40%) del gruppo velocità con sessioni di richiamo hanno ricevuto una diagnosi di demenza: un’incidenza inferiore del 25% rispetto ai 239 su 491 (49%) del gruppo di controllo. È stato l’unico intervento a mostrare una differenza statisticamente significativa rispetto al gruppo di controllo.

La demenza comporta un declino delle capacità cognitive tale da compromettere l’autonomia quotidiana. Si stima che colpisca il 42% degli adulti oltre i 55 anni nel corso della vita e che negli Stati Uniti generi costi superiori ai 600 miliardi di dollari l’anno. Il morbo di Alzheimer rappresenta il 60-80% dei casi, la demenza vascolare il 5-10%.

Ricerche precedenti dello studio Active avevano già mostrato benefici fino a 5 e 10 anni sulle attività quotidiane e una riduzione del 29% dell’incidenza di demenza a 10 anni per chi aveva seguito il training sulla velocità. 

Le prospettive contro la demenza

Secondo gli autori, ora sono però necessari ulteriori studi per chiarire i meccanismi alla base dei risultati. “Integrare questo training cognitivo tra gli interventi sulla salute mentale – spiega George Rebok, professore emerito di salute mentale presso la Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health – potrebbe ritardare l’esordio della demenza, ma resta un’ipotesi da confermare”.

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