Seguire correttamente le cure migliora i risultati, riducendo sprechi e complicanze. Eppure troppo spesso si cade nella trappola del fai da te, con terapie interrotte appena iniziano a funzionare, farmaci presi ‘a singhiozzo’ o pillole divise a metà (o in quattro) senza consultare il medico. Un problema serio per un Paese in cui il 24,7% della popolazione ha almeno 65 anni e gli over 80 superano i 4,5 milioni.
Ad accendere i riflettori sul fenomeno, in occasione della Giornata mondiale dell’Aderenza alla Terapia, è la Società Italiana di Farmacologia (Sif), che ricorda come il 30% degli over 65 italiani prende ogni giorno più di 10 farmaci. “La promozione dell’aderenza alla terapia non è solo una responsabilità clinica, ma anche un dovere etico nei confronti dei pazienti e della collettività”, sottolinea il presidente della Sif, Armando Genazzani.
Una pletora di farmaci e il deprescribing
Certo, non è facile orientarsi fra pillole, polveri, capsule e pasticche. Che, a volte, si accumulano nel tempo senza che nessuno gestisca la situazione. Ecco allora che diventa importante il deprescribing: il processo sistematico di revisione e riduzione delle terapie farmacologiche non più necessarie o potenzialmente inappropriate. Un approccio prezioso in particolare nei pazienti anziani e con politerapie, dove la complessità dei regimi terapeutici può rappresentare un ostacolo alla corretta assunzione dei farmaci.
“Ogni trattamento – scandisce Genazzani – deve essere accompagnato da un’attenta comunicazione con il paziente e da una valutazione continua del rapporto rischio-beneficio. È fondamentale ricordare che i farmaci vengono autorizzati attraverso rigorosi processi regolatori che ne valutano qualità, efficacia e sicurezza: tuttavia, l’approvazione rappresenta solo l’inizio del loro utilizzo nella pratica clinica, dove il monitoraggio continuo e il coinvolgimento attivo del paziente diventano determinanti per garantire l’aderenza”.
“Parallelamente la revisione delle prescrizioni deve essere considerata parte integrante del percorso terapeutico: non solo iniziare una terapia in modo appropriato, ma anche saperla riconsiderare, ridurre o sospendere quando il bilancio rischio-beneficio non è più favorevole. Questo approccio è essenziale per garantire cure realmente centrate sul paziente e sostenibili per il sistema sanitario”.
Gli ostacoli e l’importanza della presa in carico
“La non aderenza terapeutica non è quasi mai una scelta del paziente”, ha sottolineato il presidente della Federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere (Fiaso), Giuseppe Quintavalle, intervenendo al recente convegno “Il farmaco accessibile: la rivoluzione gentile della prossimità”, al ministero della Salute.
Per Quintavalle piuttosto “spesso è il segnale di una fragilità sociale, familiare, relazionale. Per questo dobbiamo intercettare bisogni che non sono soltanto strettamente sanitari”. Da qui il richiamo a una più forte integrazione tra sanitario e sociale, soprattutto nei territori più fragili. “Troppo spesso il problema non è solo l’aderenza al farmaco, ma l’assenza stessa di accesso, conoscenza e orientamento ai servizi. È qui che la prossimità diventa presa in carico”.

