Italia fuori dai mondiali, ragazzi esclusi da un “rito collettivo”

Italia fuori dai mondiali, ragazzi esclusi da un “rito collettivo”
AP Photo/Armin Durgut

La delusione dell’Italia fuori dai Mondiali contagia il Paese, l’analisi dello psicologo e la difficoltà “a fare squadra”.

“Il calcio è la cosa più importante delle cose meno importanti”, disse un giorno Arrigo Sacchi, ed è difficile non condividere la massima di uno dei migliori allenatori della storia di questo sport: per gli italiani il pallone è tradizione e memoria collettiva. Inevitabile quindi che la terza mancata qualificazione consecutiva ai Mondiali incida sullo stato d’animo dei connazionali. “Il calcio ci tocca così tanto perché veniamo da una storia frammentata, fatta di Comuni e piccoli Stati. Le squadre in fondo sono l’eredità moderna di quelle identità locali”, spiega a LaSalute di LaPresse David Lazzari, presidente dell’Osservatorio benessere psicologico e salute e past president del Consiglio nazionale dell’ordine degli psicologi.

Italia fuori dai Mondiali: le reazioni

“Credo che, dopo l’eliminazione ai rigori, la prima reazione degli italiani sia stata d’incredulità. Eravamo tutti convinti che stavolta ce l’avremmo fatta. Alla fase di negazione subentrano quindi lo sconforto e la rabbia per un Paese che vive questo sport con grande coinvolgimento e ha una grande tradizione calcistica”, aggiunge Lazzari. Con quattro vittorie in bacheca, l’Italia è insieme alla Germania la seconda Nazionale più titolata della storia, alle spalle del Brasile.

Italia fuori dai mondiali, ragazzi esclusi da un “rito collettivo”
AP Photo/Armin Durgut

Un rito collettivo

Ma l’ultima partecipazione degli azzurri risale al 2014. Vuol dire che un’intera generazione non hai mai visto l’Italia ai Mondiali. “La Coppa del Mondo è un rito collettivo: le gioie per le vittorie hanno rappresentato una tappa nella biografia delle generazioni precedenti. Ciascuno di noi ricorda perfettamente dove si trovava nel 2006, con chi era e le emozioni che ha provato”, dice Lazzari.

Un momento di partecipazione e di coesione sociale che per i più giovani va ulteriormente rimandato. “La qualificazione avrebbe portato una ventata d’entusiasmo in un Paese in cui cresce il malessere psicologico e molti ragazzi sembrano oscillare tra rabbia e rassegnazione passiva”, riflette lo psicoterapeuta. 

Calcio metafora di un Paese in crisi 

Il fallimento degli azzurri in campo si fa allora metafora di un Paese in declino, in cui “i giovani emigrano perché non vengono valorizzati” e “i problemi vengono affrontati solo in modo emergenziale, senza progettualità”, sottolinea Lazzari. “Nel calcio come nella vita, non basta il singolo, ci vuole un collettivo che funzioni nel suo complesso. E in Italia facciamo fatica a fare squadra”. 

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