Virus intestinale o cibo ‘andato a male’? Due indizi e i rimedi utili

Virus intestinale o cibo ‘andato a male’? Due indizi e i rimedi utili
(AP Photo/Jae C. Hong)

Vomito, crampi, diarrea, nausea, debolezza. “In questo periodo il virus intestinale circola molto, specie negli ambienti chiusi. Si tratta in realtà soprattutto di tre patogeni,Norovirus, Rotavirus e Adenovirus, che hanno un’incubazione piuttosto breve e possono creare non pochi fastidi”. A spiegarlo a LaSalute di LaPresse è Fabrizio Pregliasco, direttore della Scuola di Specializzazione in Igiene e Medicina Preventiva all’Università degli Studi di Milano, che suggerisce anche gli indizi per capire se a causare il malanno è un virus intestinale o un alimento andato a male.

Norovirus e Rotavirus, l’identikit

“Il Norovirus – spiega il virologo – è la prima causa di gastroenterite virale negli adulti. Ha un’incubazione breve, in genere 12-48 ore, e una durata che oscilla da uno a tre giorni. Bastano poche particelle virali per contagiarsi e il picco è proprio in autunno e in inverno”. 

Nei bambini piccoli invece è più frequente il Rotavirus. Oltre a vomito e diarrea acquosa, che può prolungarsi per circa una settimana, si può avere anche febbre (37,9°C o più). Nei neonati, la diarrea può causare grave disidratazione, “anche se la vaccinazione ha ridotto molto i casi gravi”, evidenzia Pregliasco.

Virus intestinale o alimento andato a male?

Ma come capire se il colpevole è un virus o un alimento contaminato? “A volte è difficile distinguerli, ma ci sono alcuni indizi preziosi”, risponde il virologo. “La gastroenterite virale colpisce più persone nello stesso contesto (famiglia, ufficio), dà sintomi come nausea, vomito improvviso, diarrea acquosa, crampi, malessere generale, talvolta febbricola. Compare dopo 1-2 giorni dal contatto e la diarrea non è ematica”. 

“La tossinfezione alimentare batterica è spesso legata a un pasto specifico sospetto, l’incubazione varia da poche ore a più di 24, è più frequente febbre alta e dà dolori addominali importanti. Inoltre è possibile diarrea con muco o sangue”, continua Pregliasco, indicando due indizi da tenere d’occhio: “Se si ammala solo chi ha mangiato un determinato alimento e non altri, è più probabile l’origine alimentare. Mentre se parte uno e poi a catena seguono colleghi o familiari è più probabile che si tratti di un virus”.

Cosa fare (e cosa no)

“In questi casi – dice il virologo – è fondamentale la reidratazione, bevendo a piccoli sorsi frequenti e, in caso, anche con soluzioni reidratanti con sali minerali (meglio dell’acqua semplice se la diarrea è importante). Possono essere utili antiemetici se c’è vomito importante (su consiglio di medico/farmacista), mentre il loperamide può ridurre la diarrea negli adulti, (ma evitare se c’è febbre alta o sangue nelle feci).

I probiotici possono accorciare la durata del disturbo, ma l’effetto è variabile”. No secco invece “agli antibiotici: nelle forme virali sono inutili”.

Lo specialista consiglia inoltre di seguire una dieta leggera, a base di riso, patate, carote, banana, mela cotta, pane tostato. “Meglio evitare latticini, alcol, fritti e cibi grassi nei primi giorni”. Quando preoccuparsi? “In caso di disidratazione (poca urina, bocca secca, debolezza marcata), febbre superiore a 38.5 persistente, sangue nelle feci e dolore addominale molto intenso”, conclude Pregliasco.

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