“Non lasceremo mai il Donbass, lo dico in modo categorico”. E’ netta la posizione in merito alla regione ucraina che la Russia vorrebbe annettere espressa a LaPresse da Alona Mordik. La donna, soldatessa di Kiev, è rimasta per 120 giorni prigioniera dei russi dopo aver combattuto nella battaglia dell’acciaieria Azovstal di Mariupol nei primi mesi dell’invasione su larga scala delle truppe di Mosca. In quell’occasione ha perso il marito, anch’egli soldato. “Nel Donbass è morto mio marito, sono morti miei parenti, ci sono amici, fratelli, non possiamo concedere territori dove è morta tanta gente per difenderli”, ha affermato ancora, “Putin non si fermerebbe al Donbass perché vuole tutta l’Ucraina”.
La donna si trova in Italia insieme ad altre insieme mamme e vedove di soldati uccisi con un’associazione di familiari dei caduti. L’occasione è quella di presentare l’opera ‘Pietà’, attualmente esposta a Todi, ispirata alla Pietà di Michelangelo ma con la simbolica differenza che, al posto del Cristo, adagiato nelle braccia di Maria c’è un soldato. Mordik ha ringraziato l’Italia per “l’aiuto costante” e allo stesso tempo si è detta “preoccupata” che il conflitto in corso in Iran possa distogliere l’attenzione dall’Ucraina. “Chiediamo che non cessi il supporto militare – ha concluso – il fronte è fermo, i russi non riescono ad avanzare e noi ne abbiamo bisogno”.


