Cuba, la denuncia dei medici: “Con il ‘bloqueo’ senza energia si muore”

Cuba, la denuncia dei medici: “Con il ‘bloqueo’ senza energia si muore”
Foto di Diego Laudato/LaPresse

Sull’isola mancano anche i farmaci: “Molto spesso dobbiamo spiegare ai genitori che non abbiamo i medicinali”

 Sono oltre cinque le tonnellate di aiuti umanitari che l’European Convoy to Cuba ha portato sull’isola: cibo, ma anche e soprattutto farmaci e prodotti sanitari. La sanità a Cuba è sempre stata il fiore all’occhiello del welfare del Paese. Universale e gratuita, negli anni è diventata anche uno strumento di soft power per l’isola caraibica, che ha spesso inviato team medici in solidarietà ai paesi che ne avevano bisogno. Come l’Italia, che ha visto l’arrivo di medici e infermieri cubani per far fronte all’emergenza Covid e poi a supporto delle regioni in cui il sistema sanitario è più in difficoltà. Oggi però la sanità cubana è allo stremo. Alle difficoltà strutturali con cui Cuba fa i conti da oltre 60 anni per l’embargo statunitense è andato ad aggiungersi il recente ‘bloqueo’ petrolifero imposto dagli Usa. Il sistema nazionale elettrico fatica a reggere e solo nel mese di marzo è collassato tre volte, lasciando al buio l’intero paese.

La situazione negli ospedali: “Senza energia si muore”

“Chi si trova qui dentro è relativamente al sicuro, perché lo Stato tende sempre a proteggere gli ospedali per quanto riguarda la fornitura di carburante necessario ai gruppi elettrogeni, nel caso in cui ci siano problemi con il sistema elettrico nazionale, perché in quel momento possono esserci interventi chirurgici in corso, pazienti in terapia intensiva, in condizioni gravi, ventilati, e tutto questo richiede energia. Senza energia, si muore”, afferma Luis Eduardo Martin Rodriguez, direttore sanitario dell’Istituto nazionale di oncologia e Radiobiologia di L’Avana. Il governo, sottolinea Rodriguez, prova a tutelare la tenuta elettrica del comparto sanitario, “ma non smette di essere qualcosa di molto stressante e logorante per il lavoro quotidiano. Quando questa situazione si prolunga nel tempo — e ormai sono tre mesi — diventa molto complessa”.

Altri ospedali più piccoli in città non sono altrettanto fortunati e capita più volte che anche i generatori finiscano il carburante e lascino la struttura al buio. Senza petrolio, inoltre, non salta solo il sistema elettrico nazionale, ma si fermano anche i trasporti per mancanza di carburante. “Questo è un istituto nazionale che accoglie pazienti sia dall’oriente che dall’occidente del Paese”, sottolinea il direttore sanitario, “se il paziente non riesce ad arrivare per un intervento programmato, una chemioterapia programmata o una visita programmata, questo può comportare un peggioramento delle sue condizioni”, fino a “causarne la morte”. Senza contare che gli strumenti e le tecnologie a disposizione dei sanitari, già limitati a causa dell’embargo che va avanti da oltre 60 anni, faticano a essere rinnovati e riparati per la difficoltà a reperire pezzi di ricambio.

Emblematico il caso di un ospedale a pochi passi da quello oncologico, l’Istituto pediatrico Ramón Gonzalez Coro, il cui macchinario per le radiografie è vecchio di oltre 20 anni. “Questa tecnologia è arretrata e non viene usata da nessun’altra parte del mondo, perché ormai tutto è digitale con i computer”, spiega la dottoressa responsabile del centro pediatrico. L’apparecchiatura, oltre a essere obsoleta, è anche più rischiosa: trasmette un numero maggiore di radiazioni al paziente rispetto a quelle più recenti. Prima del ‘bloqueo’ petrolifero, però, almeno era più efficiente, perché “Cuba poteva comprarne i pezzi di ricambio”. Il macchinario per le radiografie è infatti utilizzato quotidianamente nell’ospedale pediatrico: “C’è un numero significativo di bambini che presenta patologie respiratorie e necessita di una radiografia per poter dire se hanno una broncopolmonite”, ma la capacità è limitata, “solo dieci bambini”, così “alcuni restano senza esami”. “Lavoriamo con questa macchina da oltre 20 anni ed è l’unica che abbiamo”, rimarca la dottoressa, perciò “ce ne prendiamo cura, ci occupiamo di lei, la puliamo tutte le mattine”. I problemi sono strutturali, logistici, ma anche e soprattutto di mezzi.

A Cuba scarseggiano anche i farmaci

A Cuba scarseggiano anche i farmaci. “Mio figlio ha una gastrite dovuta al vomito, un’adenoidite e una tonsillite. È qui perché non vuole mangiare niente, non mangia nulla e vomita molto, quindi gli stanno somministrando una flebo per l’idratazione e gli stanno dando penicillina”, racconta la madre di un bambino di cinque anni ricoverato nell’ospedale pediatrico, “la penicillina benzatina però non è disponibile in ospedale. Gli stanno dando altri tipi di penicillina, ma la benzatina è quella che dovrebbe essere somministrata”. Si procede quindi con trattamenti alternativi. “Funzionano? Sì”, aggiunge la donna, “Se ho paura che l’embargo possa impattare sull’arrivo dei medicinali che servono a mio figlio? Sì, in realtà sì. È dura. E non per mio figlio che non ha una malattia grave, ma per le altre madri che hanno figli in situazioni più gravi e non hanno le medicine perché non arrivano. È molto dura”.

Per questo la missione umanitaria European Convoy to Cuba ha portato sull’isola anche e soprattutto medicinali. “Molto spesso dobbiamo spiegare ai genitori che non abbiamo quel farmaco. Ed è complesso perché non lo capiscono, non possono capire che noi, con determinate aziende farmaceutiche da cui provengono questi medicinali, possiamo avere delle limitazioni”, sottolinea Meilin, farmacista dell’ospedale pediatrico, mostrando alle colleghe siringhe monodose, antibiotici, steroidi: “Quanto dureranno queste scorte? Dipenderà dal numero di bambini che avranno bisogno di medicinali, ma ci saranno di grande aiuto”.

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