Santo Sepolcro, dopo il caso Pizzaballa da Israele OK ad accesso

Santo Sepolcro, dopo il caso Pizzaballa da Israele OK ad accesso
Il cardinale Pierbattista Pizzaballa celebra la funzione della Domenica delle Palme dopo il mancato accesso al Santo Sepolcro di Gerusalemme. (Ammar Awad/Pool Photo via AP)

Restano però le restrizioni sui raduni pubblici per motivi di sicurezza legati alla guerra contro l’Iran e il Libano

A 24 ore dallo stop ricevuto dal cardinale Pierbattista Pizzaballa, a cui la polizia israeliana ha impedito l’accesso al Santo Sepolcro di Gerusalemme nella Domenica delle Palme, la vicenda che provocato immediate reazioni politiche dall’Italia e da altri Paesi europei, come Francia e Spagna, sembra avviarsi alla risoluzione.

Il Patriarcato Latino di Gerusalemme e la Custodia della Terra Santa confermano che “le questioni riguardanti le celebrazioni della Settimana Santa e della Pasqua nella Chiesa del Santo Sepolcro sono state affrontate e risolte in coordinamento con le autorità competenti. In accordo con la polizia di Israele, è stato garantito l’accesso per i rappresentanti delle Chiese al fine di condurre liturgie e cerimonie e preservare le antiche tradizioni pasquali nella Chiesa del Santo Sepolcro”, si legge in una nota diffusa dal Patriarcato di Gerusalemme dei Latini e dalla Custodia di Terra Santa.

Santo Sepolcro, dopo il caso Pizzaballa da Israele OK ad accesso
L’incipit del comunicato rilasciato dal Patriarcato Latino di Gerusalemme. (Foto: Ufficio stampa)

I ringraziamenti del Patriarcato al presidente Herzog

Dopo le polemiche innescate dall’accaduto, era intervenuto anche il presidente israeliano Herzog, che si era detto addolorato per lo “spiacevole incidente” che aveva avuto per protagonista il cardinale Pizzaballa. “Esprimiamo la nostra sincera gratitudine a Sua Eccellenza il presidente dello Stato di Israele, per la sua pronta attenzione e il prezioso intervento”, si afferma nella nota rilasciata dal Patriarcato di Gerusalemme.

Non si è fatta attendere la risposta dello stesso Herzog, che con un post su X ha accolto “con favore gli accordi raggiunti questa mattina tra i comandanti della polizia israeliana e il Patriarca latino di Gerusalemme, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, per organizzare i preparativi per le preghiere pasquali nella Città Vecchia di Gerusalemme.”.

“Ribadisco l’impegno senza compromessi dello Stato di Israele a favore della libertà di culto per i membri di tutte le religioni e l’importanza di mantenere lo status quo nei luoghi santi di Gerusalemme. A nome dello Stato di Israele, desidero porgere i miei più calorosi auguri in occasione della prossima Pasqua al Patriarca latino, ai miei fratelli e sorelle cristiani in Terra Santa e a tutti i nostri amici cristiani in Medio Oriente e nel resto del mondo”, ha scritto il presidente israeliano.

A Gerusalemme permangono restrizioni sui raduni pubblici per Pasqua

Se il caso diplomatico sembra chiarito, il comunicato congiunto del Patriarcato di Gerusalemme dei Latini e della Custodia di Terra Santa fa sapere che, per quanto riguarda la Pasqua in Terra Santa, “alla luce dello stato attuale della guerra, le restrizioni esistenti sui raduni pubblici rimangono in vigore per il momento. Di conseguenza, le Chiese garantiranno che le liturgie e le preghiere vengano trasmesse in diretta ai fedeli in Terra Santa e in tutto il mondo“.

Nelle prossime ore a Roma incontro tra Tajani e l’ambasciatore israeliano

Prima che venisse diramata la nota che pone fine alla vicenda, il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, è tornato sull’argomento, ribadendo la posizione del governo italiano. “Abbiamo condannato in maniera molto ferma quello che è accaduto al cardinale Pizzaballa e l’ambasciatore israeliano verrà qui” alla Farnesina. “Faremo presente lo sdegno dell’Italia. La libertà religiosa non può mai essere messa in gioco. Israele deve rendersi conto che bisogna tenere conto anche delle richieste degli altri”, ha aggiunto.

L’ambasciatore israeliano in Italia, Jonathan Peled, ha confermato ai microfoni di Sky Tg24 che gli è stato chiesto di recarsi al ministero degli Esteri “per avere un dialogo aperto e sincero”, e ha ripetuto che “Il patriarca sapeva delle restrizioni, gli è stato chiesto di non entrare e lui ha deciso di provare ad entrare. C’è stato un malinteso, avremmo dovuto essere più sensibili sia da un lato che dell’altro. Penso che la reazione sia stata forse un po’ esagerata, ma la cosa importante è che adesso possiamo metterci questo alle spalle, abbiamo trovato un modus operandi per le prossime giornate, mantenendo le caratteristiche di sicurezza e protezione di tutti coloro che vengono a pregare”.

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