Il gruppo palestinese: "Pronti a mostrare flessibilità su accordo"
I mediatori internazionali hanno ripreso i negoziati con Hamas e Israele per un cessate il fuoco a Gaza. Lo ha detto un funzionario dell’ufficio politico di Hamas, Bassem Naim, in un’intervista ad Associated Press in Turchia, aggiungendo che è fiducioso che un accordo per porre fine alla guerra sia raggiungibile. I negoziati si erano interrotti il mese scorso quando il Qatar aveva sospeso i colloqui con i mediatori di Egitto e Usa a causa della frustrazione per la mancanza di progressi fra Israele e Hamas, ma negli ultimi giorni si è assistito a una “riattivazione” degli sforzi per porre fine ai combattimenti, rilasciare gli ostaggi da Gaza e liberare i prigionieri palestinesi in Israele, ha riferito Naim. Un altro funzionario che ha familiarità con i colloqui ha confermato il ritorno dei mediatori del Qatar.
Hamas: “Pronti a mostrare flessibilità su accordo”
Hamas conferma le richieste fondamentali che ha sostenuto durante i precedenti cicli di negoziati, fra cui un cessate il fuoco permanente, il ritiro totale delle forze israeliane dalla Striscia di Gaza e il diritto dei palestinesi sfollati a Gaza di tornare alle loro case, ma il gruppo palestinese è “pronto a mostrare flessibilità” sull’attuazione dell’eventuale accordo, anche per quanto riguarda la tempistica del ritiro delle forze israeliane da parti chiave di Gaza. Lo ha detto un funzionario dell’ufficio politico di Hamas, Bassem Naim, in un’intervista ad Associated Press in Turchia, dopo aver riferito della ripresa dei negoziati dei mediatori internazionali con Hamas e Israele per un cessate il fuoco a Gaza.
I precedenti cicli di negoziati si erano concentrati su variazioni di una proposta che chiedeva un cessate il fuoco in più fasi, iniziando con uno stop preliminare dei combattimenti di 6 settimane durante le quali verrebbero liberati ostaggi donne, anziani e malati, in cambio del rilascio di detenuti palestinesi. Durante questo periodo, Israele ritirerebbe alcune forze e ai palestinesi sfollati sarebbe permesso di tornare a casa. Le parti inizierebbero anche i colloqui per la fase successiva, che includerebbe il ritiro completo delle forze israeliane, il rilascio degli ostaggi rimanenti e i termini di una fine permanente della guerra. Una terza e ultima fase si concentrerebbe sulla ricostruzione. Naim ha affermato che nessuna proposta di cessate il fuoco “solida e ben formata” è stata ancora presentata ad Hamas. Anche se i colloqui per il cessate il fuoco si sono interrotti più volte nel corso della guerra, Naim ha sottolineato: “Penso che non sia una grande sfida raggiungere un accordo se ci sono intenzioni dall’altra parte”.
Nei negoziati per porre fine al conflitto, le due parti sono state in disaccordo su alcuni punti importanti, tra cui se l’interruzione dei combattimenti sarà permanente o temporanea e se le forze israeliane si ritireranno da tutta l’enclave, e con quali tempistiche. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato che Israele manterrà una presenza militare a lungo termine nel territorio e ha promesso di smantellare le capacità militari di Hamas e di garantire che il gruppo militante non governi mai più. Secondo quanto riferito da un funzionario Usa coperto dall’anonimato, l’inviato di Trump in Medioriente, Steve Witkoff, ha incontrato separatamente nelle scorse settimane Netanyahu e il primo ministro del Qatar, lo sceicco Mohammed bin Abdulrahman Al Thani, per discutere dei colloqui per il cessate il fuoco a Gaza. In un’intervista rilasciata mercoledì all’emittente britannica Sky News, il primo ministro del Qatar ha dichiarato che i funzionari del suo Paese puntano a raggiungere un cessate il fuoco prima dell’insediamento del presidente eletto Trump.
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