Julen Rosellò, il bambino di due anni caduto nel pozzo a Totalan, in Spagna tredici giorni fa, è stato trovato morto. La notizia è stata data da un accorato tweet del prefetto dell'Andalusia Alfredo Gomez Celis: "Purtroppo alle 01:25, le squadre di soccorso hanno raggiunto il punto del pozzo dove abbiamo cercato Julen e hanno trovato il corpo senza vita del piccolo". Il prefetto ha espresso le condoglianze alla famiglia: il padre Josè Rosello e la Madre Victoria Garcia che, qualche anno fa, avevano già perso un figlio di tre anni, morto improvvisamente su una spiaggia. Il padre, alla notizia, si è sentito male ed è stato portato in ospedale.
Reconocemos el esfuerzo y dedicación de los bomberos, mineros, socorristas y todos los involucrados en el rescate de #julen. Nuestro pésame a sus padres y familia, nos unimos a su tristeza por el lamentable desenlace. @guardiacivil @malaga pic.twitter.com/jRcXowPjjk
— Bomberos El Salvador (@BomberosES) 26 gennaio 2019
Domenica 13 gennaio, Julen era caduto in un pozzo abbandonato di 25 centimetri di diametro e 100 di profondità scavato per trovare l'acqua. Il bambino giocava su un terreno appartenente a un membro della famiglia mentre i suoi genitori stavano pranzando nelle vicinanze. Il pozzo, secondo le autorità, era stato scavato senza permesso. "Tutta la Spagna si unisce la tristezza infinita della famiglia Julen. Abbiamo seguito da vicino ogni passo per arrivare a lui. Ringrazio l'instancabile impegno di coloro che hanno cercato di salvarlo per tutti questi giorni" ha scritto il premier Pedro Sanchez su Twitter.
Ora, un'inchiesta (probabilmente omicidio colposo) della procura di Malaga dovrà stabilire se vi sono responsabilità. A questo proposito sono stati interrogati il proprietario del terreno, chi ha scavato il pozzo e gli stessi genitori. Le autorità non avevano mai avuto prove che il bambino fosse vivo. Nel pozzo sono stati trovati dei capelli che gli appartenevano e un sacchetto di dolcetti. Ma sin dall'inizio, è stata lanciata un'operazione di eccezionale portata mobilitando centinaia di soccorritori sotto gli occhi di una folla di giornalisti per trovare il bambino. I soccorritori avevano inizialmente introdotto una telecamera nel pozzo, ma non sono riusciti ad andare oltre i 70 metri di profondità a causa di alcune rocce che bloccavano l'accesso. Per questo sono stati costretti a scavare un tunnel parallelo, la cui realizzazione ha subito molte battute d'arresto a causa della durezza della roccia. Infine, nell'ultima fase dell'operazione di grande complessità e rischio, un gruppo di minatori d'elite (impiegati di solito nel recupero di persone disperse nella regione mineraria delle Asturie) hanno scavato una galleria orizzontale di quasi quattro metri per raggiungere il pozzo al livello in cui le autorità pensavano di poter trovare il bambino. Equipaggiati con bombole di ossigeno, questi otto minatori, che lavoravano alternativamente in squadre di due persone, erano nel tunnel da giovedì notte usando una specie di gabbia metallica.
Anche i pompieri e una squadra di tecnici della Guardia Civil sono stati coinvolti in questa ultima fase dell'operazione. Scavando con un enorme trapano, i minatori hanno trovato strati di roccia molto dura e sono stati costretti a utilizzare un totale di quattro esplosioni controllate, l'ultima a poche decine di centimetri dal pozzo. "Abbiamo incontrato materiale estremamente duro nel tunnel verticale e anche nella galleria orizzontale dove stiamo lavorando per raggiungere Julen", ha detto Jorge Martin, un portavoce della Guardia Civil. Nonostante le probabilità di trovare Julen vivo fossero minime, i genitori avevano mantenuto la speranza fino alla fine.

