Intervista a Filippo Fasulo sulle prospettive che si vanno costruendo nel rapporto tra i due Paesi

 Turismo, cultura, infrastrutture, centralità del commercio per la crescita economica e dell'Unione europea nel mantenimento della stabilità a livello globale. Parlando in conferenza stampa al Forum internazionale per la Nuova via della Seta – il progetto 'One Belt One Road' di miglioramento dei collegamenti tra i paesi dell'Eurasia -, il premier Paolo Gentiloni ha riassunto quelli che sono stati i capitoli principali del suo colloquio col presidente cinese Xi Jinping. Temi che, va da sé, rappresentano i punti più importanti del dialogo che l'Italia sta costruendo con la Cina. Tra i partecipanti all'evento di Pechino c'era anche Filippo Fasulo, coordinatore scientifico del CeSif, il Centro studi sull'Impresa della Fondazione Italia-Cina. LaPresse lo ha raggiunto telefonicamente al suo ritorno in Italia per un commento sulla due giorni di Pechino e sulle prospettive che si vanno costruendo nel rapporto tra i due Paesi.

Che aria si è respirata al Forum?

Si è respirata l'aria di un evento di portata storica. I cinesi ci stanno lavorando da molto e si arriva all'evento di oggi dopo un percorso di quattro anni, in cui hanno annunciato l'iniziativa un pezzo alla volta e creato istituzioni collaterali per supportarla. E' un progetto molto importante per Pechino che ormai fa ricadere dentro questa cornice quasi tutte le sue iniziative. Tanto che ormai si parla di 'One Belt One Road' anche con l'Australia, la Nuova Zelanda e i Paesi africani.

L'impressione è che Pechino abbia puntato a evidenziare l'inclusività della proposta, piuttosto che concentrarsi su quanto sta facendo nei singoli Paesi…

Sì, hanno cercato di coinvolgere quanti più paesi e persone possibile, insistendo molto sul fatto che questo tipo di collaborazione porta benefici a tutti i Paesi coinvolti. C'è un accento molto forte, negli ultimi mesi sul fatto, che le iniziative hanno creato nei paesi coinvolti molti posti di lavoro. Prima si sosteneva che i cinesi arrivassero solo con i loro operai. Ora si ritiene che negli ultimi due anni, attorno a 'One Belt One Road', si siano creati 180 mila posti di lavoro in tutta l'Eurasia e parte dell'Africa.

Gentiloni ha ribadito Italia e Cina vedono nel rafforzamento degli scambi commerciali il motore del'economia mondiale. Questo non stride con l'opposizione italiana al riconoscimento dello status di economia di mercato per Pechino?

Non credo che strida. Ma è bene che l'Italia faccia presente alla Cina le proprie necessità e le proprie priorità. La critica principale al riconoscimento della Cina come economia di mercato è quella legata all'acciaio e al fatto che questo farebbe perdere all'Ue molti dei suoi strumenti antidumping verso un settore cinese affetto da un eccesso di capacità produttiva. E' bene che l'Italia faccia presente le proprie iniziative e che all'interno di dialogo con la Cina si promuovano settori che siano di mutuo beneficio.

Il presidente del Consiglio ha anche annunciato la creazione da parte di Cdp e China Developement Bank di un fondo da 100 milioni per le Pmi. Come Fondazione Italia-Cina che prospettive vedete per le piccole e medie imprese nel contesto Cinese?

Si può dire che la Cina è in una fase di transizione economica che prevede il passaggio a una maggiore dipendenza dai consumi interni. E' già il secondo mercato al mondo per il retail e a brevissimo sarà uno dei primi nel food. Ci sono opportunità per le imprese, ma a non si può pensare sia il Paese del Bengodi: bisogna essere consapevoli che di fianco alle grosse opportunità ci sono grossi rischi e andarci avendo piena conoscenza del territorio.

Venendo invece al territorio italiano, che cosa succederà ora a Trieste e Genova, individuati come i porti italiani che potrebbero essere inseriti nel piano di 'One Belt One Road'?

I cinesi cercheranno di potenziare i porti che più servono loro a raggiungere l'Ue. Quello di maggiore interesse sarà quindi il porto con i migliori collegamenti con la Germania e il centro dell'Europa. A oggi Trieste sembrerebbe meglio posizionata, ma questa potrebbe essere un'opportunità per Genova di risolvere nodi che sono fermi da decenni. Il tema della costruzione delle infrastrutture incontra molto spesso resistenze di carattere locale, che purtroppo non aiutano a competere nel mondo globale.
 

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