Stupro, Telefono Rosa Torino sulla sentenza della Corte d’Appello: “Il pregiudizio diventa giudizio”

Stupro, Telefono Rosa Torino sulla sentenza della Corte d’Appello: “Il pregiudizio diventa giudizio”
Foto LaPresse 30 Aprile 2022 Torino, Italia Cronaca Flashmob Denim Day contro la discriminazione di genere Nella foto: Flashmob Denim Day contro la discriminazione di genere Photo LaPresse April 30, 2022 Turin, Italy News Flashmob Denim Day against gender discrimination In the picture: Flashmob Denim Day against gender discrimination

L’associazione dopo l’assoluzione di un condannato in primo grado: “Si eleva l’interpretazione soggettiva dell’uomo a criterio di valutazione dell’esistenza del consenso della donna”

Telefono Rosa Torino lancia una riflessione amara dopo la sentenza della Sentenza della Corte d’Appello del capoluogo piemontese che ha assolto un ragazzo condannato in primo grado a due anni, 2 mesi e 20 giorni per violenza sessuale ai danni di un’amica, dopo una serata trascorsa insieme in un bar della città nel maggio 2019. Il giudice ha motivato la decisione con argomenti che giustificano l’aggressore sulla base di alcuni comportamenti della vittima sebbene, da quanto emerso in aula, la giovane avrebbe negato più volte il proprio consenso a parole: “Ho ripetuto più volte a lui: “Che cazzo stai facendo? Non voglio”. La violenza è avvenuta nel bar del locale, dove l’uomo aveva accompagnato l’amica per tenerle la borsetta.  La porta lasciata socchiusa dalla allora ventenne, in stato di ebbrezza, è stata giudicata come un invito nei confronti del ragazzo, che avrebbe fatto “insorgere nell’uomo l’idea che questa fosse l’occasione propizia che la giovane gli stesse offrendo. Occasione che non si fece sfuggire”, si legge nel verdetto. 

“E’ una sentenza che – seppur oggi nota solo nelle parti virgolettate riportate dai quotidiani, ma anche soltanto in base ad esse – impone una riflessione molto amara su temi cruciali che solo pochi giorni fa abbiamo nuovamente sottolineato in occasione della presentazione del Report associativo sulle nostre attività dell’anno 2021. Ne riprendiamo due in questa sede: la delusione delle vittime di non essere credute, anche di fronte ad evidenze, e il sopravvento del pregiudizio sul giudizio”, si legge nella nota di Telefono Rosa Torino. “La sentenza ricostruisce le circostanze del fatto definendole, a favore del primo, ‘occasione propizia che questi non si fece sfuggire’, autorizzandolo a “osare’, accedendo così alla prospettazione (dell’uomo) di un rapporto sessuale dalla donna voluto, anzi addirittura ‘invitato’, secondo la di lui valutazione, ma poi da lei non ‘gestito’ perché ‘un po’sbronza e assalita dal panico’ (scrive la Corte).

“Autorizza l’autoreferenzialità e il predominio dell’opinione del cacciatore sulla disponibilità della preda ad essere catturata – attacca ancora l’associazione – . E questo nonostante il racconto di lei dell’aggressione subita sia stato immediato; nonostante la denuncia, la reiterazione inalterata della testimonianza in sede giudiziaria, l’assenza totale di ragioni per una accusa inventata, la certezza in fatto delle condizioni fisiche della ragazza antecedenti, e dei malori conseguenti. Semplicemente, la Corte non le ha creduto quando ha ripetuto di aver chiaramente manifestato dissenso, a parole e a fatti. La cerniera dei pantaloni di lei rotta? ‘Nulla può escludere che sull’esaltazione del momento, la cerniera, di modesta qualità, si sia deteriorata sotto forzatura”’, scrive la Corte. ‘L’esaltazione del momento’………L’amarezza – e non solo quella – di chi legge aumenta”, prosegue Telefono Rosa Torino che conclude “’Nulla può escludere’ neanche che queste parole dei giudici abbiano provocato una evitabilissima vittimizzazione secondaria della persona offesa, danno che anche la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha raccomandato all’Italia – censurando esplicitamente nostre sentenze sbagliate – di smettere di infliggere”.

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