Si chiama VAR, ma non è Verità Assoluta Rivelata
Due giornate e 12 interventi ed è già polemica sul Virtual Assistant Referee. Ma il problema è forse il calcio che non si decide a crescere e diventare uno sport come gli altri

Si chiama Var (dicono maschile) e non vuol dire Verità Assoluta Rivelata. Invece, come quasi sempre accade in questo avventurato Paese siamo già a scannarci sul Virtual Assistant Referee, sulla sua assoluta necessità o sulla sua altrettanto assoluta inutilità. Da due domeniche questo (relativamente semplice) oggetto tecnologico è al centro del 'dibattito' sportivo italiano: nel senso che se ne parla in tutti i bar Sport rimasti, nei Pub con abbonamento a Sky e Premium, su Facebook, Twitter e via Whatsapp in gruppi più ristretti di amici. Solo le signore (come sempre più pratiche) l'hanno liquidata con poche e sane parole: "C'è la Var? (a loro non lo togli dalla testa che sia femmina; ndr). Bene, così la smettete di litigare tutta la settimana su fuorigioco, rigori e gol annullati. Magari, cominciate a vivere lo sport in maniera più normale e umana".

Effettivamente, al sesto minuto di Genoa-Juventus, allo stadio 'Luigi Ferraris di Marassi in Genova' (come lo chiamava Nicolò Carosio) abbiamo assistito a una scena "normale e umana": 1) Rugani molla un pestone a Galabinov in piena area di rigore; 2) L'arbitro Banti non se ne accorge e fa proseguire; 3) Il Virtual Assistant Referee gli dice nell'orecchio: "Ehi dacci un'occhiata, forse c'è qualcosa"; 4) Banti disegna con le due mani nell'aria un bel televisore e corre a bordo campo a vedere il replay; 5) Nell'attesa, in mezzo all'area, Buffon e Galabinov, abbracciati si scambiano le loro impressioni in totale tranquillità; 6) Il pubblico resta in garbato brusio: niente urla e insulti che di solito accompagnano la decisione; 7) Banti verifica, porta il fischietto alla bocca, fischia e indica il dischetto. Tempo totale: un paio di minuti. Tempo che l'anno scorso avremmo trascorso con tutti i giocatori intorno all'arbitro a gridare e spingere, ciascuno intimamente e profondamente convinto di aver ragione (salvo rivedere il tutto la sera a casa sul divano e capire che sarebbe stato meglio evitare certe scene), un paio di cartellini gialli agitati sotto il naso dei più esagitati, guardalinee, arbitro d'area e quarto uomo coinvolti, pubblico impazzito di rabbia e via dicendo. Invece (andate a rivedervi le immagini), Buffon e Galabinov sorridevano e quando l'arbitro ha indicato il dischetto, non è che il portierone ha provato a riaprire la questione: si è avviato (scuro in volto, ma tranquillo) verso la linea di porta. Il pubblico ha gridato un po' ma se n'è stato.

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata