Bosnia-Italia, le reazioni della politica. La Russa: “A tutto c’è un limite”. Fdi e Pd chiedono informativa Abodi

Bosnia-Italia, le reazioni della politica. La Russa: “A tutto c’è un limite”. Fdi e Pd chiedono informativa Abodi
Edin Dzeko consola Bryan Cristante al termine del match (Foto AP/Armin Durgut)

Dura la Lega: “Gravina via subito”. Vannacci: “L’immigrazione distrugge anche il calcio”

Anche dalla politica arrivano le prime reazioni alla sconfitta dell’Italia in Bosnia, che impedisce per la terza volta consecutiva agli Azzurri di prendere parte alla Coppa del Mondo di calcio. E sono in molti a individuare il colpevole nel presidente della Figc, Gabriele Gravina, di cui da più parti si chiedono le dimissioni. Tra i primi a commentare il risultato il presidente del Senato, Ignazio La Russa, che scrive sui social: “Non andiamo ai mondiali. Abbiamo tifato, abbiamo sperato, abbiamo inveito contro un paio di decisioni arbitrali discutibili, ci siamo persino stupiti che incredibilmente abbiano mandato il più giovane a tirare il PRIMO rigore (lo ha deciso Gattuso o forse un Bonucci presuntuoso?). Ma a ripensarci bene, in cuor nostro lo temevamo o meglio lo sapevamo. Ridire adesso come la pensiamo – e non da oggi – sarebbe inutile più che ingeneroso. Ma a tutto c’è un limite“.

FdI e Pd chiedono informativa Abodi in Aula Camera

Fratelli d’Italia e Pd hanno chiesto alla Camera una informativa urgente al ministro dello Sport, Andrea Abodi. Da un lato il partito della premier Giorgia Meloni, attraverso il deputato Salvatore Caiata, ha chiesto ad Abodi di “riferire rispetto alla mancata qualificazione ai Mondiali della nostra nazionale di calcio. Ieri sera l’Italia per la terza volta consecutivamente non si è qualificata. Se qualcuno avesse predetto questa frase oggi avremmo tutti pensato si sarebbe trattato di un pesce d’aprile, invece è una tristissima realtà”. Caiata ha ricordato che quando l’Italia non si qualificò per la prima volta, nel 2017, fu proprio Gravina – allora presidente della Lega di Serie C – a chiedere il passo indietro dell’allora n.1 della Figc, Carlo Tavecchio. “È triste vedere come una regola, un’attenzione invocata ad altri venga poi dimenticata per se stessi – ha aggiunto -. È chiaro, capiamo che è difficile farsi da parte quando si percepiscono stipendi importanti, perché Gravina è presidente della Federazione, ma è anche vicepresidente della Uefa e anche presidente del Club Italia. Gravina è il primo, unico e diretto responsabile del fallimento sportivo. Ha rubato un sogno ai nostri giovani. Basta con chi per rimanere attaccato alla sua poltrona priva una nazione e intere generazioni di un sogno”.

Avs, attraverso il deputato Marco Grimaldi, si è dissociato dalla richiesta di FdI pur riconoscendo che “servirebbe davvero una rivoluzione generale”. “Per carità, convocate pure Abodi, chiedete la testa di Gravina, fate le pulizie generali dopo Delmastro-Santanché-Bartolozzi e toglieteci pure Gravina, ma non vi assolvete dalle responsabilità che avete – ha aggiunto Grimaldi -. Ce ne sono di cose che possiamo fare come leggi per restituire al calcio dignità. Ma il punto non è la testa di Gravina, non credo sia con questo tipo di interventi che assolviamo le nostre funzioni”. A chiedere una informativa del ministro Abodi è stato poi anche il deputato dem Mauro Berruto, non sulle dimissioni di Gravina ma piuttosto “sulle ragioni che hanno portato a quello che è successo, che è un po’ il culmine di un abisso morale, tecnico, agonistico, sportivo del calcio italiano. Credo che le dimissioni di Gravina non vadano richieste, ma semmai debbano essere un atto di dignità istituzionale. Ma sarebbe più interessante, ed è per questo che chiedo che Abodi venga a riferire, un’analisi su quello che è successo in questi 12 anni” e “sulle ragioni e, naturalmente, sui correttivi che noi possiamo immaginare per poter invertire questa tendenza”.

La Lega: “Serve una rifondazione, via Gravina”

“Ancora eliminati. Niente Mondiale per l’Italia: è una vergogna inaccettabile. Il calcio italiano è da rifondare, partendo dalle dimissioni di Gabriele Gravina”. Così una nota della Lega. E il vicesegretario del partito, Andrea Crippa, rincara: “Dopo l’ennesima umiliazione della Nazionale, eliminata ai playoff e fuori per la terza volta consecutiva dai Mondiali, è arrivato il momento di dire basta. Serve una riforma totale del calcio che è proprietà dei tifosi e non del presidente della Figc. Rilanciamo subito il limite a 5 extra Ue in campo e l’obbligo di schierare tra i titolari i ragazzi italiani provenienti dai settori giovanili. Se in questi anni non è stato fatto nulla di concreto, la colpa è anche di Gabriele Gravina, una sciagura per il calcio”.

Bignami (FdI): “Dopo ennesimo fallimento Gravina si dimetta”

“Dopo l’ennesimo fallimento della nazionale di calcio Italiana, il Presidente della Figc Gabriele Gravina deve semplicemente dimettersi. Il calcio italiano va rifondato e le sue dimissioni sono imprescindibili”. Così su X il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei deputati, Galeazzo Bignami.

Ronzulli (FI): “Dopo questo disastro Gravina si dimetta immediatamente”

“Per la terza volta l’Italia esclusa dai Mondiali. Nonostante la grinta degli azzurri e un grande capitano come Gattuso. E così, in totale, saranno 16 gli anni fuori dal torneo più importante del mondo. Una vergogna nazionale senza precedenti. Il Sistema Calcio è da azzerare, i vertici della Figc dovrebbero avere la decenza di farsi da parte. Gravina, dopo questo disastro hai solo una cosa da fare: dimissioni immediate! Basta. L’Italia del calcio merita di meglio”. Così su X la senatrice di Forza Italia e vicepresidente del senato Licia Ronzulli.

Vannacci: “L’immigrazione distrugge anche il calcio”

“L’immigrazione distrugge anche il calcio”. Così Roberto Vannacci, leader di Futuro nazionale, commenta su Facebook un articolo dal titolo ‘Disfatta Italia, fuori dai Mondiali per la terza volta consecutiva’. “La Serie A – aggiunge – oggi è il campionato più ricco di stranieri in Europa: il 67,5% dei giocatori non è italiano, 384 su 569, una percentuale che supera perfino la Premier League. Questo modello orientato al business favorisce i club ma ‘svuota’ il vivaio nazionale: la Nazionale, infatti, può pescare solo da un bacino che rappresenta il 30% del campionato. Il risultato è una crisi strutturale, confermata dalla terza mancata qualificazione consecutiva ai Mondiali e da anni di mancati investimenti sui giovani”. “I club oggi vedono la maglia azzurra come un ‘fastidio’ che non produce ricavi e preferiscono acquistare giocatori stranieri già pronti, invece di far crescere talenti italiani. Questo atteggiamento sta allontanando i giovani dal calcio e indebolendo il movimento. Anche il calcio e tutto lo sport rappresenta un interesse nazionale poiché ha un suo peso culturale ed economico oltre che identitario. Queste regole vanno riviste soprattutto nei settori giovanili”, conclude Vannacci.

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