Pnrr: 2,1 miliardi per economia circolare. Was: “Attenzione a distorsioni mercato”

Pnrr: 2,1 miliardi per economia circolare. Was: “Attenzione a distorsioni mercato”
Roma, convegno sull’economia circolare all’Auditorium Parco della Musica

L’analisi del think thank mette in guardia per il futuro

Il Pnrr destina 2,1 miliardi di euro al ciclo dei rifiuti e in particolare all’economia circolare, quella che non spreca la materia ma anzi la usa in modo razionale e la recupera per crearne di nuova da immettere nel ciclo produttivo. Di fronte a questa grande disponibilità di risorse, l’analisi del think tank ‘Was’ sui rifiuti mette in guardia chiedendo di porre “attenzione alle distorsioni di mercato”. Intanto arriva anche il pacchetto di decreti – firmati dal ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani – sull’economia circolare dedicati a impianti, gestione, progetti, e efficienza.

Secondo Was – il pensatoio italiano sul comparto del waste management e del riciclo di Althesys (la società di consulenza strategica ambientale) – con 2,1 miliardi di fondi del Pnrr a disposizione per rifiuti e economia circolare “si dovrà prestare attenzione che non generino distorsioni nel mercato, per esempio, influenzando negativamente le attività a libero mercato”. L’analisi di Was si sofferma sulle “opportunità che il Pnrr può offrire al settore” e fornisce “un quadro più ampio” mettendo anche in rapporto “le caratteristiche del Piano italiano con quelle dei piani di Francia e Spagna”. Differenze – si fa presente – che sono “molteplici. L’Italia è la nazione che intende allocare la quota più alta di risorse al settore del waste management probabilmente anche per la presenza di aree ancora piuttosto arretrate rispetto alla media europea”. Il Piano italiano considera “fin da subito sia i sussidi a fondo perduto che i prestiti da parte dell’Ue, rispettivamente pari a 68,9 miliardi di euro e a 122,6 miliardi di euro, mentre Francia e Spagna (ma anche Germania) al momento non intendono ricorrere ai secondi”.

“Nonostante le disposizioni adottate oggi dall’Italia sembrino promettenti – viene spiegato – la sfida sarà l’attuazione efficace, tempestiva ed efficiente”; senza dimenticare che “le attuali carenze del sistema italiano di waste management dipendono solo in parte, forse anche in misura limitata, dalla mancanza di risorse finanziarie. Finora sono mancate soprattutto una pianificazione strategica, processi di permitting adeguati e modalità di comunicazione e gestione del consenso”.

I decreti del Mite prevedono investimenti per 2,6 miliardi; 1,5 miliardi per la realizzazione di nuovi impianti di gestione dei rifiuti e per l’ammodernamento di quelli esistenti destinati a Comuni ed enti d’ambito, altri 600 milioni per la realizzazione di progetti faro di economia circolare per rafforzare e implementare le filiere industriali strategiche e sopperire alla scarsità di materie prime il cui consumo avviene per il 65% proprio nelle città. E il decreto sull’approvazione del piano operativo per il sistema avanzato e integrato di monitoraggio e previsione stanzia 500 milioni per dotare l’Italia di strumenti tecnologicamente avanzati a difesa del territorio e delle infrastrutture.

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