“Se ho mai comprato medicine al mercato nero? Chiaro, senza mercato nero mio fratello sarebbe già morto”. Da tempo, ormai, gli scaffali delle farmacie cubane sono vuoti. Nonostante il sistema sanitario nazionale universale e gratuito, la distribuzione di farmaci anche salvavita è diventata sempre più scarsa e così sempre più persone si rivolgono al mercato nero. Tra questi c’è Miguel che, pur lavorando come infermiere in un ospedale di L’Avana, è costretto a recarsi costantemente dai contrabbandieri per reperire le medicine necessarie al sostentamento del fratello Corrado, paralizzato da un lato e con una gamba amputata.
L’inviato di LaPresse a Cuba, accompagnato da una fonte del posto, si è quindi recato presso una di queste ‘farmacie’ di contrabbando, portando a termine una contrattazione. Il posto non è segreto: un appartamento al primo piano di un centralissimo palazzo di Habana Vieja. Nei vicoli intorno è facile incontrare cubani di ogni età che vendono anche solo blister di medicinali con poche pillole rimaste. Chiunque ha accesso a dei farmaci sa che possono rappresentare una forma di guadagno enorme. Le ‘farmacie’ del mercato nero, però, non sono così improvvisate. Come si può vedere lanciando l’occhio oltre la porta con sbarre di ferro che si apre sul pianerottolo, nella stanza abbondano infatti gli scaffali ripieni di medicine di ogni tipo:
“Sto portando qui un mio amico francese che vuole comprare dei farmaci per la famiglia che sta qui”, spiega il nostro fixer alla donna dall’altra parte del cancello:“Come si chiama la medicina?”, chiede. Prima di salire, l’accordo con la fonte era provare ad acquistare del cortisone: “Bentelan, cortisone”. La donna propone però una crema e si dirige immediatamente nella camera adiacente per prenderla e mostrarla. La signora è bianca, caucasica, ma parla uno spagnolo perfetto, senza accenti. Durante l’intervista a casa sua, Miguel aveva detto che il contrabbando di farmaci, a L’Avana, è legato ai russi: “Come funziona il mercato nero? Qui c’è una donna che viene dalla Russia, va lì e porta qui i medicinali, rivendendoli poi a prezzi esorbitanti. Da dove prendono le medicine? Dalla Russia”, spiega. Effettivamente, il prezzo chiesto dalla donna per la crema al cortisone è di 1500 pesos cubani, equivalenti di circa 3 dollari. Miguel, come infermiere, e quindi con uno stipendio leggermente sopra la media, guadagna 11mila pesos, circa 20 dollari al mese. Lo squilibrio è evidente.
La ‘farmacista’ ritorna con una crema al cortisone di 15 g. La fonte cubana porta quindi avanti la transazione fino alla fine. Si può pagare in qualsiasi valuta: euro, dollari, pesos. Le consegna quanto richiesto e conclude l’acquisto, per poi tornare in strada e lasciare posto alla fila di prossimi clienti che, nel frattempo, si era accumulata sulle scale della palazzina. Un contrasto che stride fortemente con le farmacie di Stato di L’Avana, vuote di farmaci e persone che provano ad acquistarli.
DIEGO LAUDATO, INVIATO A CUBA
