Weekend nella terra delle gravine Laterza e Ginosa, la sorella non ancora famosa di Matera

Luoghi incantevoli e gastronomia molto interessante. Nelle Puglie alla ricerca degli incredibili canyon abitati dall'uomo decine di migliaia di anni fa 

Un weekend invernale in gravina, per gli appassionati di autenticità ed enogastronomia, tra Laterza e Ginosa (la città pugliese sorella della più famosa Matera). Antiche chiese rupestri, gole profonde, palazzi antichi e cibo da lasciare il segno

Laterza, fiore all’occhiello della Terra delle Gravine si sta attestando sempre più come nuova destinazione baricentrica rispetto a città ben più note come Alberobello, Matera e Taranto. La sua gravina è un unicum in Italia, originata dall’erosione delle rocce e dall’innalzamento dei continenti. Lunga dodici chilometri e larga quattrocento metri, è uno dei più grandi canyon d’Europa. Per millenni abitata dall’uomo che ha scavato nella roccia di calcare insediamenti rupestri, scalette, terrazzamenti, oggi è oasi Lipu, culla di biodiversità. Una passeggiata nella gola, custodita da muraglioni di roccia e lisce pareti di calcare biancastro alte più di 200 metri, è un regalo per se stessi, nel silenzio e nel mistero della natura, alla scoperta di innumerevoli cavità e cengie sospese nel vuoto.

Camminando lungo i sentieri della gravina  (ce ne sono di varie difficoltà, potete sceglierli con l’aiuto di guide certificate), tra panorami mozzafiato, prenderete la giusta distanza dalla vita quotidiana per entrare in una dimensione scandita dal ritmo dell’acqua, dal soffio del vento e dai volteggi  di splendidi rapaci come il nibbio, il falco grillaio, la poiana. Con un po’ di fortuna potete vedere anche il capovaccaio (l’avvoltoio degli egizi) e la cicogna nera. Culla di  orchidee selvatiche, la gravina di Laterza è abitata da istrici, tassi, volpi, donnole, cinghiali e anfibi come il geco di Kotschy. L’esplorazione è possibile a piedi, in bici o a cavallo.

 A pochi passi dalla gravina, trovate poi il ritmo sereno del paese, che vibra nel bianco del centro storico, ad esaltare le geometrie del Palazzo Marchesale, ad illuminare il rosone della Chiesa di San Lorenzo. Un ingresso soft nel paese, facilitato dal profumo del famoso pane di Laterza appena sfornato, tondo e con la scorza scura fuori e soffice dentro, cotto nei tradizionali forni a legna. Un pane gustoso e richiesto anche fuori dai confini pugliesi, così come la focaccia condita con olio extravergine di oliva, origano e pomodoro (se volete vedere un forno spettacolare potete andare al Di Fonzo dove ne troverete uno di 24 metri).

Quando scende la sera, seguendo il fumo delle rosticcerie, spesso allestite accanto alle macellerie, potrete assaporare la “callaredda”, un mix di verdure selvatiche e carne cotta lentamente sul fuoco in pentole di terracotta, gli “zampini” (salsicciotti speziati), gli “gnummerjìdd” (involtini di interiora), saltimbocca, salsiccia e carne d’agnello e pecora nostrana, il tutto accompagnato dal vino primitivo. Una delle cantine da consigliare è la quella dell’ingegnere Vito Perrone che ha vinto il primo premio Douja d’or ad Asti, nel 2015: la cantina Moretti. A proposito di vini, vi consigliamo di visitare, anche per cena o per pranzo, la cantina Amastuola -  una delle più belle d’Italia -  che si trova nella vicina Massafra, in una masseria del Settecento, finemente ristrutturata, spesso utilizzata per cerimonie e  matrimoni, circondata da ulivi di 1.500 anni.

Per la notte, l’offerta di B&b è notevole. Da segnalare senza dubbio, nel centro storico di Laterza, è il “San Giuliano”: si trova in una chiesa sconsacrata del Cinquecento, finemente ristrutturata dall’architetto che l’ha comprata e che la gestisce, Francesca Clemente, presidente della ProLoco. Stanze con alte volte, spazio relax multisensoriale, pavimenti originali di inizio secolo ed un’accoglienza professionale e curatissima. A proposito di ceramiche, Laterza è anche sinonimo di maiolica. Meravigliose sono quelle conservate al Muma, il museo della maiolica che accoglie alcuni tra i pezzi più rappresentativi prodotti dalle abili mani dei maestri del ‘600. Attenzione: non si tratta di un museo stantio da paese ma di una struttura fortemente proiettata verso il futuro, con un impianto multimediale di supporto alla visita che lo rende luogo dinamico da vivere.

Ultimo giorno, visita alla sorella di Matera, Ginosa. Un luogo magico, scavato nella roccia lungo la sua tortuosa gravina che circonda a ferro di cavallo tutto l’abitato  per oltre dieci km.  E’ un presepe antichissimo, abitato già 50mila anni fa (come dimostra il giacimento paleolitico in località cave Santoro), raccolto ai piedi del castello feudale e della chiesa matrice (dove si trova il singolare affresco di “Maria in attesa”, raffigurazione molto rara della Madonna incinta). Ginosa è senza dubbio un paese con grandi potenzialità di sviluppo, ma ancora lontana dalle dinamiche turistiche ed economiche che hanno portato la sorella Matera al successo. Il villaggio rupestre è composto dal Casale e dal rione Rivolta, entrambi costruiti con gli ingressi delle grotte  rivolte a sud, per permettere al sole di riscaldare gli ambienti in inverno. Nel 1500 l’aumento demografico determinò lo sviluppo di una nuova struttura abitativa, la  “casa grotta”, metà scavata e metà costruita in muratura con  il materiale dello scavo. Il castello, costruito sulle sponde della gravina, la domina su tre lati ed è collegato alla via principale del paese mediante un ponte a quattro arcate, a tutto sesto, che si eleva su un largo e profondo fossato. 

Prima di lasciare Ginosa, andate a visitare la sartoria di Angelo Inglese che ha reso famosa Ginosa in tutto il mondo: con i suoi capi pregiati ha conquistato persino  Buckingham Palace ed il Giappone, passando per gli Stati Uniti. Indovinate cosa indossavano il principe William nel giorno del suo "sì" a Kate e Donald Trump nel giorno del suo insediamento alla Casa Bianca? Camicie realizzate a Ginosa da Angelo Inglese. Un successo che si spera sia di buon augurio anche per il successo di Ginosa .

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