Il museo Messner di Plan de Corones
Dolomiti, sei Musei Messner per conoscere e capire la montagna

Da Plan de Corones a Castel Firmiano; dal Monte Rita alla Val Venosta, fino alle viscere dell'Ortles, un circuito museale che racconta la storia e la vita di queste montagne uniche al mondo, ma anche, in generale, delle montagne di tutto il mondo

Era il 1869 quando, per la prima volta, furono scalate alcune delle più importanti cime delle Dolomiti: Cima Tre Scarperi , Cima Grande e Cima del Sassolungo. Ricordarlo è importante non solo per chi ama l’alpinismo ma per l’intero Alto Adige dato che lo sviluppo turistico iniziò proprio a partire dalla conquiste di quelle cime. Quale occasione migliore di questo anniversario per esplorare la cultura della montagna? Lo abbiamo fatto attraverso i sei musei del circuito Messner Mountain Museum: ogni visita è come un’escursione in quota.

Plan de Corones - Il più spettacolare dei sei musei si trova a  Plan de Corones, a 2275 metri. E’ il primo edificio dell’Alto Adige costruito secondo criteri parametrici. Progettato da  Zaha Hadid, Il museo è in gran parte sotterraneo e, con le sue vetrate, è panoramico da togliere il fiato:   la vista spazia nelle quattro  direzioni cardinali,   dalle Dolomiti di Lienz a est fino all’Ortles a ovest, dalla Marmolada a sud fino alle Alpi della Zillertal a nord. Reinhold Messner lo ha voluto come “luogo del silenzio e della contemplazione” ed è sua la voce narrante  che ripercorre  la storia dell’alpinismo i trionfi e le tragedie, grandi personaggi dell’alpinismo,   filosofi e pionieri che hanno osato “la transizione aurea“ dall’idea al fare.

Castel Firmiano - Il secondo museo della montagna lo troviamo tra le antiche mura di Castel Firmiano, luogo  simbolico per i sudtirolesi: fu teatro, nel 1957, della più grande manifestazione di protesta nella storia politica dell'Alto Adige (oltre 30mila persone  reclamarono qui, al grido di “Los von Trient”, il diritto all'autonomia).  . Il restauro - esclusivamente con acciaio, vetro e ferro, materiali moderni ma senza tempo -  è dell’architetto Werner Tscholl al quale Messner ha affidato la realizzazione del museo: i nuovi elementi architettonici non sono che un palcoscenico per la sostanza preesistente (ad esempio le coperture in vetro delle torri  non sono visibili dall'esterno, ma solo dall’interno). Il racconto che si snoda tra le torri, le sale e i cortili del castello ripercorre  il rapporto tra l’uomo e la montagna. “Nelle mie imprese alpinistiche ho sempre fatto un passo alla volta. Se vuoi spostare più in là i confini devi camminare adagio, con passo costante e pacato, a grado a grado. Chi corre saltando i gradini, prima o poi inciamperà”, scrive Reinhold Messner a Castel Firmiano.

Monte Rita - Sul Monte Rita, a 2181 metri nel cuore delle Dolomiti, tra Pieve di Cadore e Cortina d'Ampezzo sorge il Messner Mountain Museum Dolomites, noto come “il museo nelle nuvole”. Si trova in un forte della Grande Guerra ed è dedicato al mondo verticale: la roccia.  Dalle vetrate lo sguardo arriva alle vette intorno: Monte Schiara, Monte Agnèr, Cimon della Pala, Monte Civetta, Marmolada, Monte Pelmo, Tofana di Rozes, Sorapis, Antelao, Marmolada. In esposizione,  dipinti ed opere provenienti dalla collezione di Reinhold Messner che rappresentano le Dolomiti, dal Romanticismo fino all'arte contemporanea, ma anche fossili di 250milioni di anni fa.  Autori dell’ ampio intervento di recupero del forte in rovina, gli architetti padovani Enzo Silviero e Paolo Faccio. Le antiche postazioni dei cannoni sono diventati punti di osservazione racchiusi in volumi architettonici in vetro di forma irregolare, che richiamano il cristallo quale elemento caratteristico della dolomite. Anche in questo caso, una impostazione moderna ma nel rispetto del passato e dell’identità del luogo. 

Val Venosta - In Val Venosta, troviamo un altro museo Messner, dedicato al mito universale della montagna sacra: dall'Olimpio all'Ararat, dal Sinai al Kailash, dal Fujiama in Giappone all'Ayers Rock in Australia. Il museo si trova su un sito preistorico,  Castel Juval, che dopo anni di abbandono ritornò a vivere nel 1983 grazie alla ristrutturazione fatta realizzare da Messner, che lo fece diventare  abitazione privata per la sua famiglia. Un recupero affidato all'architetto tedesco Robert Danz. Un tetto di vetro e acciaio a due spioventi protegge le mura medievali unite con elementi moderni e collezioni d'arte. Il museo ospita  una raccolta di dipinti con vedute delle grandi montagne sacre, una preziosa collezione di cimeli tibetani e di maschere provenienti dai cinque continenti, la stanza del Tantra e, nei sotterranei, le attrezzature usate da Reinhold Messner nelle sue spedizioni.

Castello di Brunico - Nel Castello di Brunico, in val Pusteria, troviamo invece il racconto dei popoli di montagna, del loro stile di vita, dell’arte della sopravvivenza: una cultura basata sulla rinuncia al consumo e sul mutuo aiuto. Il museo si chiama MMM Ripa (in lingua tibetana “ri” sta per montagna e “pa” per uomo) e gode di una splendida vista su Plan de Corones,  sul paesaggio rurale della valle Aurina e sulle Alpi della valle di Zillertal. Nel restauro del castello, ad opera degli architetti Kurt Egger, Gerhard Mahlknecht e Heinrich Mutschlechner, sono state conservate le volte in stile gotico, le sale rinascimentali e barocche e le pitture murarie del cortile interno ed è stato creato un ulteriore spazio espositivo in legno grigio chiaro o in materiali moderni quali vetro e acciaio, per distinguerle dalla struttura originale. 

MMM Ortles - Ed eccoci al sesto museo, il più arduo: il museo della “Fine del mondo”, l’MMM Ortles.  Dedicato al tema del ghiaccio e allestito in una moderna struttura sotterranea, si trova a Solda, a 1900 metri di quota, ai piedi dalla vedretta dell'Ortles, che la famosa carta del Tirolo disegnata nel 1774 da Peter Anich indicava come la “Fine del mondo”. Una struttura museale unica, realizzata da Messner insieme all'architetto venostano Arnold Gapp: lo spazio principale del museo si trova all'interno di una piccola collina e prende luce dall'alto, da una fascia vetrata che attraversa il soffitto come il crepaccio di un ghiacciaio (da dove si vede la cima dell'Ortles).  Si entra da una grande apertura ritagliata nel muro di contenimento della collina, poi si scende una rampa e si arriva in una caverna artificiale. Una discesa nel ghiaccio e nell'oscurità, una discesa dentro se stessi, il white out e il terzo polo.

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