Pedofilia, iniziato il vertice in Vaticano: lacrime per le testimonianze. Papa Francesco: "Non semplici condanne ma misure concrete"

Lavori di gruppo, in undici tavoli di lavoro divisi per lingue, fino a domenica

"Siamo stati molto colpiti da tutto quello che si è detto, soprattutto delle testimonianze, qualcuno ha pianto", così il mons. Jean-Claude Hollerich, arcivescovo di Lussemburgo, presidente della Commissione episcopale europea, ha commentato il vertice antiabusi in Vaticano. È iniziato nell'Aula Paolo VI il primo grande vertice di lotta alla pedofilia della Chiesa, con Papa Francesco e 190 tra presidenti delle Conferenze Episcopali del mondo, capi delle Chiese Orientali cattoliche, rappresentanti dell'Unione dei Superiori Generali dell'Unione Internazionale delle Superiore Generali, Membri della Curia Romana e del Consiglio di cardinali.

Dopo la preghiera iniziale e la proiezione di un audio-video, c'è stato l'intervento di apertura del Papa e le relazioni del cardinale Luis Antonio Tagle e di mons. Charles Jude Scicluna. Quindi inizieranno i lavori di gruppo, in undici tavoli di lavoro divisi per lingue. I lavori si chiudono domenica con la messa del Papa nella Sala Regia.

Papa Francesco - "Dinanzi alla piaga degli abusi sessuali perpetrati da uomini di Chiesa a danno dei minori, ho pensato di interpellare voi, Patriarchi, Cardinali, Arcivescovi, Vescovi, Superiori Religiosi e Responsabili, affinché tutti insieme ci mettiamo in ascolto dello Spirito Santo e con docilità alla Sua guida ascoltiamo il grido dei piccoli che chiedono giustizia", ha dichiarato Papa Francesco nel discorso di apertura. "Grava sul nostro incontro il peso della responsabilità pastorale ed ecclesiale che ci obbliga a discutere insieme, in maniera sinodale, sincera e approfondita su come affrontare questo male che affligge la Chiesa e l'umanità. Il santo Popolo di Dio - ha continuato Bergoglio - ci guarda e attende da noi non semplici e scontate condanne, ma misure concrete ed efficaci da predisporre, ci vuole concretezza. Iniziamo, dunque, il nostro percorso armati della fede e dello spirito di massima parresia, di coraggio e concretezza". 

"Osservare il tradizionale principio della proporzionalità della pena rispetto al delitto commesso. Deliberare che i sacerdoti e i vescovi colpevoli di abuso sessuale su minori abbandonino il ministero pubblico". È quanto si legge al punto quindici dei 21 distribuiti da Papa Francesco ai vescovi che partecipano al vertice antiabusi e che sono stati formulati dalle diverse Commissioni e Conferenze Episcopali come aiuto alla riflessione nel corso dei lavori dell'Incontro. "Come sussidio - ha detto il Pontefice in apertura dei lavori -, mi permetto di condividere con voi alcuni importanti criteri, formulati dalle diverse Commissioni e Conferenze Episcopali - sono arrivati da voi, io li ho elencati un po'. Sono delle linee-guida per aiutare la nostra riflessione che vi verranno consegnate adesso. Sono un semplice punto di partenza, che viene da voi e torna a voi, e che non toglie la creatività che ci deve essere in questo incontro". 

Ricerca sugli abusi in Italia - Monsignor Stefano Russo, segretario generale della Cei, annuncia che la Chiesa italiana affiderà una ricerca a un'università per capire le dimensioni del fenomeno degli abusi sessuali sui minori in Italia, e avviare un'"ampia consultazione" tra i vescovi sull'obbligo di denuncia alle autorità civili. Come la Chiesa tedesca, che ha compiuto una ricerca durata tre anni in tutti gli archivi, "stiamo pensando a nostra volta di affidare a un'università una ricerca a tutto campo, che restituisca le dimensioni del fenomeno nella Chiesa come negli altri ambiti della società", afferma il presule al Corriere della Sera, "attorno a questa tematica oggi si gioca la nostra credibilità". "La collaborazione attiva con le autorità è necessaria per prendere di petto il problema degli abusi sui minori: va fatta secondo verità e giustizia, superando ogni atteggiamento di chiusura o nascondimento, altamente lesivo per la credibilità della Chiesa. Per questo, a mio parere, una volta valutata la verosimiglianza di una notizia di reato, occorrerebbe segnalarla all'autorità competente, nel rispetto della legge civile e della privacy della vittima e dei suoi familiari. Anche su questo nei prossimi mesi ci sarà un'ampia consultazione tra i vescovi", aggiunge.

I racconti delle vittime -  Alcune vittime hanno testimoniato in Vaticano durante il vertice di lotta agli abusi raccontando gli abusi e le violenze subite da parte del Clero.

"Io violentata per 13 anni e costretta ad abortire tre volte"

"Io molestato 100 volte" - "Sono stato molestato sessualmente per tanto tempo, e oltre cento volte, e queste molestie sessuali mi hanno provocato traumi e flashback per tutta la vita", questo il racconto una delle vittime di abusi del Clero. "Ogni volta che ho parlato con i Provinciali e con i Superiori maggiori, questi hanno regolarmente coperto il problema, coperto gli abusatori e questo a volte mi uccide. Ho condotto questa battaglia per tanto tempo... ma la maggior parte dei Superiori non sono capaci di fermare gli abusatori, a causa delle amicizie tra di loro". "Chiederò ai vescovi - ha aggiunto la vittima - di prendere iniziative molto chiare, perché questa è una delle bombe a orologeria nella Chiesa che è in Asia. Se voi volete salvare la Chiesa, dobbiamo darci una mossa e indicare gli autori con nome e cognome. Non dobbiamo permettere che le amicizie abbiano la meglio, perché questo distruggerà un'intera generazione di bambini. Come diceva Gesù, dobbiamo diventare simili ai bambini, non molestatori di bambini".

"Io trattato come un bugiardo" - "Per un cattolico, - ha raccontato una delle vittime cilene -  la cosa più difficile è riuscire a parlare dell'abuso sessuale; ma una volta che hai preso coraggio e inizi a raccontare - nel nostro caso, parlo di me - la prima cosa che ho pensato è stata: vado a raccontare tutto a Santa Madre Chiesa, dove mi ascolteranno e mi rispetteranno. La prima cosa che hanno fatto è stata di trattarmi da bugiardo, voltarmi le spalle e dirmi che io, e altri, eravamo nemici della Chiesa". "Questo è uno schema che non esiste soltanto in Cile: esiste in tutto il mondo, e questo - ha aggiunto - deve finire. Le vittime hanno bisogno che si creda loro, che le si rispettino, che ci si prenda cura di loro e si guariscano. Bisogna far guarire le vittime, esser loro vicini, bisogna credere loro e accompagnarle. Voi siete i medici dell'anima e tuttavia, salvo rare eccezioni, vi siete trasformati - in alcuni casi - in assassini dell'anima, in assassini della fede. Quale terribile contraddizione". "Vediamo tutti i giorni la punta dell'iceberg - ha detto ancora la vittima -: nonostante la Chiesa affermi che è tutto finito, continuano a emergere casi: perché? Perché si procede come quando ci si trova di fronte a un tumore: si deve trattare tutto il tumore, non limitarsi a rimuoverlo; quindi serve la chemioterapia, la radioterapia, bisogna fare dei trattamenti. Non serve estirpare il tumore e basta. Io vi chiedo di ascoltare quello che il Santo Padre vuole fare, non limitandovi ad assentire con un cenno del capo per fare poi un'altra cosa". 

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