Papa: "Abortire è come assumere un sicario, non è umano"

Il pontefice in udienza ai 26mila fedeli in piazza San Pietro: "Il denaro, il potere, il successo portano l'uomo a rifiutare la vita"

"Abortire è come affittare un sicario per 'risolvere' un problema". Non è la battaglia chiave del suo pontificato, ma ogni volta che affronta il tema dell'aborto, Papa Francesco non lascia spazio a interpretazioni. Parlare di interruzione di gravidanza, per lui, è un modo politicamente corretto per evitare di parlare di omicidio. E "sopprimere una vita umana nel grembo materno" in nome della salvaguardia di altri diritti è un "approccio contraddittorio".

Nell'udienza del mercoledì, per la catechesi sul quinto comandamento, 'Non uccidere', il Papa non trova esempio più calzante: "Come può essere terapeutico, civile, o semplicemente umano un atto che sopprime la vita innocente e inerme nel suo sbocciare?", chiede. Nel giorno in cui riceve 700 pellegrini della diocesi di Karol Wojtyla, Cracovia, Francesco riprende uno dei temi più cari a Giovanni Paolo II, a 50 anni dall'elezione sul soglio di Pietro del Pontefice polacco. La violenza e il rifiuto della vita, per Bergoglio, nascono dalla paura. Solo così si spiega la sua lettura dell'accoglienza come una sfida all'individualismo: "Pensiamo, ad esempio, a quando si scopre che una vita nascente è portatrice di disabilità, anche grave. I genitori, in questi casi drammatici, hanno bisogno di vera vicinanza, di vera solidarietà, per affrontare la realtà superando le comprensibili paure. Invece spesso ricevono frettolosi consigli di interrompere la gravidanza".

La prova da affrontare, di cui il Papa parla, è tra le più difficili ed è stata al centro dei recenti dibattiti sulle malattie mortali: considerare ogni esistenza fragile e problematica, ogni bambino malato, ogni anziano debole, ogni migrante disperato, un "dono" che ci tiri fuori dall'egocentrismo. "La vita vulnerabile ci indica la via di uscita, la via per salvarci da un'esistenza ripiegata su se stessa e scoprire la gioia dell'amore", afferma. A luglio, la diocesi di Roma ha avviato l'iter di canonizzazione per la beatificazione di Chiara Corbella Petrillo, morta 6 anni fa a 28 anni. Dopo aver perso due bambini a poche ore dalla nascita per gravi malformazioni, alla terza gravidanza aveva ricevuto la diagnosi di un tumore. Alle cure, che avrebbero ammazzato il feto, ha preferito la nascita del bambino, che ha chiamato Francesco. Per spiegare il suo gesto, ha lasciato al figlio una lettera per il suo primo compleanno: "È bello morire consumati, proprio come una candela che si spegne solo quando ha raggiunto il suo scopo". "Se starai amando veramente te ne accorgerai dal fatto che nulla ti appartiene veramente, perché tutto è un dono". 

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