Ici non versata dalla Chiesa, Castelli (Anci): "Calcolarla è troppo difficile, serve pace fiscale"

La Corte di Giustizia europea ha stabilito che lo Stato italiano dovrà recuperare gli importi non versati tra 2006 e 2011

Il 6 novembre la Corte di Giustizia europea ha stabilito che lo Stato italiano dovrà recuperare l'Ici non versata dalla Chiesa tra 2006 e 2011. Nel 2012, l'Anci aveva stimato che la somma sarebbe dovuta ammontare a circa 3,6 miliardi di euro. Oggi, questa cifra sembra quasi impossibile da confermare. "Ho sempre sostenuto che ci volesse una norma primaria, credo sia corretto chiedere una pace fiscale, una somma forfettaria da recuperare", dice a LaPresse Guido Castelli, delegato al fisco locale dell'Anci.

Castelli non si è fatto un'idea di quanto possa essere alta questa cifra forfettaria. Sulle stime, confessa, è sempre molto cauto: "Nel 2012 fu fatta un'ipotesi, ma ricostruire questo gettito non è semplice". All'epoca, il presidente dell'Associazione dei comuni italiani era Graziano Delrio, ma, ricorda, la Commissione europea precisò già in primo grado quanto fosse "difficile, critico e quasi non ricostruibile il rapporto del dare-avere".

La Chiesa non ha pagato l'Ici su parte del suo patrimonio immobiliare (quei beni destinati alle attività assistenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, sportive, di culto) per effetto di una legge del 30 dicembre 1992. L'esclusione dall'imposta però riguardava anche le organizzazioni senza fini di lucro, come sindacati, Onlus, Ong, fondazioni e altre confessioni religiose. Più volte negli anni si è intervenuti per chiarire chi dovesse pagare o meno. Nel 2006, durante il governo Prodi bis, il ministro dello Sviluppo economico Pierluigi Bersani con un decreto legge introdusse la formulazione per cui l'esenzione si intendeva applicabile alle attività di natura "non esclusivamente commerciale". Il che rese tutto, osserva, "abbastanza equivoco".

Castelli insiste sulla necessità di una legge chiara, perché "nessuna delle norme ordinarie di recupero coattivo consente un recupero di una somma da un ente a cui non spettava pagare". In più, fa notare, si parla di crediti maturati oltre un quinquennio fa, che quindi vanno in prescrizione. "Anche il più grande dei sindaci mangiapreti non potrebbe chiedere una cosa del genere", scherza.

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