Caso Orlandi, ritrovati i resti di due persone: lo scheletro è di una donna

Scoperti venerdì scorso dei resti sotto il pavimento della Nunziata Apostolica di Roma. Da una prima analisi visiva uno dei due avrebbe caratteristiche femminili. Il legale della famiglia: "Vogliamo spiegazioni"

Venerdì 26 ottobre, sotto il pavimento della Nunziatura Apostolica a Roma, sono stati trovati i resti di due persone diverse. Uno scheletro, che dalle prime ricostruzioni pare appartenga a una donna, e dei frammenti ossei. Se collegare i nuovi ritrovamenti a Emanuela Orlandi e Mirella Gregori sia stata solo una suggestione investigativa, dovranno spiegarlo gli inquirenti e il Vaticano.

Intanto, bisogna capire se questi resti appartengano a persone scomparse prima o dopo il 1949, anno in cui Isaia Levi, industriale torinese e senatore, lasciò in eredità villa Giorgina a Pio XII, che lo salvò dalle persecuzioni razziali. Dal '49 la residenza appartiene al Vaticano e dal 1959 è sede dell'ambasciata della Santa Sede in Italia.

A solleticare l'ipotesi di una riapertura del caso Orlandi, il dettaglio che per un periodo frequentò la nunziatura anche monsignor Piero Vergari, ex rettore di Sant'Apollinare, amico di Renatino De Pedis, che fece da tramite per la sepoltura del boss nella Basilica. Fu l'unico indagato nel caso della scomparsa della sedicenne. "Ci sono delle domande che porremo sia alla Santa Sede che alla Procura di Roma", commenta Laura Sgrò, legale della famiglia Orlandi. Ricorda che lo Stato italiano ha presentato tre rogatorie al Vaticano per ascoltare i massimi esponenti di quegli anni, tutte rimaste inascoltate. Emanuela Orlandi, è certa, è stata uno strumento di ricatto. Il Vaticano - che non ha mai aperto un fascicolo sulla sparizione in 35 anni - sembra scettico sulla possibilità che le ossa appartengano a lei, ma la collaborazione con la giustizia italiana è stata immediata.

La famiglia Orlandi aspetta che la magistratura faccia il suo lavoro e attende un cenno dal Vaticano. Non una telefonata, dice la sorella Natalina: "Non erano tenuti, ma è un territorio piccolissimo, me lo sarei aspettato". È Pietro, accompagnato dalla legale, il primo a presentarsi in procura. Poi, durante la puntata di Porta a Porta, punta il dito contro la Santa Sede: parla di responsabilità interne, di pressioni esercitate sul pm Capaldo, al punto che Pignatone "gli tolse l'incarico". Con Papa Francesco, accusa, il muro di omertà "si è alzato ancora di più". Appare stanco, stanchissimo. Come portasse il peso del mondo sulle spalle: "Non è la prima volta che ci arriva una notizia all'improvviso", afferma. Sapere che si potrebbe riaprire il caso "dovrebbe riempire di gioia, ma se le ossa risultassero di Emanuela, per me, è come se fosse morta oggi".

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