Roma, 16 mag. (LaPresse) – “Il presidente russo Vladimir Putin fino a tre mesi fa ci aveva abituato a un’azione sì brutale ma lucida, coerente e di successo”, mentre “quella che chiama ‘operazione militare’ in Ucraina è indubbiamente un’operazione fallimentare, a prescindere da come vada a finire. E’ stata progettata in una maniera superficiale e poco produttiva, ha già dovuto cambiare e ridurre obiettivi politici e militari. Chiaramente l’idea che questi fallimenti possano essere attribuibili a una condizione di salute precaria di Putin ha un senso, è plausibile, ma è tutto da dimostrare”. Lo ha detto a LaPresse lo storico e politologo Aldo Ferrari, direttore del Programma Caucaso-Asia centrale dell’Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi), riguardo alle teorie su una possibile malattia di Putin. “A mio giudizio è possibile un’altra interpretazione”, spiega l’esperto, “come altri leader del passato, Putin dopo anni di successo potrebbe essere stato inebriato dalla propria abilità e aver commesso un grosso errore. Ci sono leader che, senza per forza essere malati, sopravvalutano se stessi e le forze del proprio Paese”. Il potere attuale di Putin, sottolinea Ferrari, “è realmente quasi assoluto, non ci sono persone o gruppi che lo possano ostacolare, ma è un potere fortemente legato al successo e al prestigio. Una guerra di questo tipo, che è un insuccesso, potrebbe portare alla tentazione in una cerchia ristretta di uomini potenti di un cambio di ‘cavallo'”.

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata