Palermo, 13 mag. (LaPresse) – “Fino al 12 febbraio del 2019 era il dipartimento per le libertà civili del Viminale a decidere quale porto assegnare alle imbarcazioni con a bordo i migranti. Dopo quella data la richiesta del “Porto sicuro” veniva veicolata direttamente al gabinetto del ministro dell’Interno”. Lo afferma il direttore del servizio immigrazione del ministero dell’Interno Fabrizio Mancini nella sua deposizione come teste al processo Open Arms in corso all’aula bunker del carcere Ucciardone di Palermo dove è imputato l’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini per i reati di sequestro di persona e rifiuto d’atti d’ufficio. Secondo l’accusa, rappresentata in aula dai pm Giorgia Righi e Gery Ferrara, Salvini avrebbe impedito per due settimane lo sbarco di 147 migranti a bordo della nave dell’ong catalana nell’agosto del 2019. Su chi fosse stato a decidere l’assegnazione del Pos nel caso dell’Open Arms Mancini ha dichiarato: “Noi come direzione centrale immigrazione, o il mio direttore centrale, ma l’indicazione arrivava dal gabinetto del ministro dell’interno”.

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