Milano, 24 nov. (LaPresse) – La sentenza è stata confermata dalla Corte suprema nel luglio 2016, non tenendo conto del fatto, pur emerso nei processi di primo e secondo grado, che Abdolali era stato tenuto in isolamento per 76 giorni e ripetutamente picchiato affinché firmasse una “confessione”, ha sottolineato Amnesty International. Nel febbraio 2020, la Corte suprema ha ordinato un nuovo processo, conclusosi con una nuova condanna a morte. Il tribunale ha ammesso che, essendo trascorsi tanti anni, non era possibile stabilire la “maturità mentale” ma, in assenza di prove del contrario, questa doveva essere data per assodata.

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