Città del Vaticano, 23 nov. (LaPresse) – “E’ certamente comprensibile la sofferenza determinata da una patologia così inabilitante come la tetraplegia che per di più si protrae da lungo tempo: non possiamo in nessun modo minimizzare la gravità di quanto vissuto da ‘Mario’. Rimane tuttavia la domanda se la risposta più adeguata davanti a una simile provocazione sia di incoraggiare a togliersi la vita”. Lo rileva la Pontificia Accademia per la Vita in merito alla vicenda legata all’assistenza al suicidio di ‘Mario’.

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