Torino, 25 set. (LaPresse) – Sono i gruppi industriali e le grandi aziende a pesare, coi prestiti non rimborsati, sui bilanci delle banche italiane, ma i piccoli debitori (famiglie, partite Iva, piccole e medie imprese) hanno avuto maggiori difficoltà, nell’anno del Covid, a saldare le rate dei finanziamenti. Circa la metà delle sofferenze bancarie, sul totale di quasi 50 miliardi di euro, si riferisce a finanziamenti di importo rilevante, superiori a 1 milione di euro. Si tratta, per l’esattezza, di 23,8 miliardi, pari al 49,96% dei 47,6 miliardi complessivi, riconducibili a 11.989 soggetti (famiglie e imprese) che corrispondono soltanto al 2,36% della galassia della clientela degli istituti di credito interessata dal fenomeno delle rate non pagate. E ad appena 126 soggetti fanno capo ben 2,9 miliardi di crediti deteriorati relativi a prestiti oltre 25 milioni di euro: allo 0,02% della clientela, quindi, fa capo il 6,12% delle sofferenze. Pochi soggetti, quindi, che, nella platea di oltre mezzo milione di ‘cattivi pagatori’ dell’industria creditizia, hanno una incidenza significativa sulle sofferenze del settore bancario. La percentuale sale, se si prendono in considerazione gli impieghi da 500.000 euro in su: il 4,39% dei clienti è ‘responsabile’ del 60% delle rate non pagate, vuol dire che a 22.290 soggetti corrispondono oltre 28 miliardi di sofferenze. I dati emergono dalla ‘Mappa delle sofferenze bancarie’ realizzata dalla Fabi, che ha fotografato i dati relativi a marzo 2021, osservando le variazioni rispetto al 2020.

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