Milano, 26 ago. (LaPresse) – “Le nostre attiviste erano molto spaventate perchè erano iniziati i rastrellamenti casa per casa e hanno vissuto nel terrore di sentir bussare alla porta i talebani. Un’attivista mi ha raccontato che erano terrorizzate dal loro arrivo per non aver fatto nulla se non lavorare per i diritti delle donne, mi ha detto che lei stava partendo ma non poteva non pensare a chi rimarrà. Quindici attiviste afghane che avevano lavorato con gli occidentali sono state uccise, la sedicesima si è nascosta con noi ma in un rastrellamento è stato portato via il fratello, proprio perchè cercavano lei. I talebani danno una versione di se stessi moderata, ma i rastrellamenti sono una realtà”. Così a LaPresse Silvia Redigolo, responsabile comunicazione e marketing della Fondazione Pangea, Onlus con sede a Milano attiva dal 2003 in Afghanistan, dove a Kabul ha attivato un circuito di microcredito rivolto alle donne, integrato con servizi di tipo educativo e sociale.

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