Milano, 26 ago. (LaPresse) – “A Kabul si sono embargate le nostre ultime attiviste più esposte, ma ne rimarranno delle altre. Il progetto non si ferma, Pangea continuerà a lavorare a Kabul con il personale locale da noi formato. Afghane che hanno rischiato e rischiano la vita perchè in questi anni si sono esposte per i diritti delle donne. Il nostro è un progetto che dal 2003 ha aiutato oltre 50mila donne a diventare imprenditrici e consapevoli dei propri diritti, per questo dà fastidio ai talebani e abbiamo scelto l’evacuazione di chi era più esposta e delle loro famiglie. Non dormiamo da giorni per portare via dall’Afghanistan più persone possibile”. Così a LaPresse Silvia Redigolo, responsabile comunicazione e marketing della Fondazione Pangea, Onlus con sede a Milano attiva dal 2003 in Afghanistan, dove a Kabul ha attivato un circuito di microcredito rivolto alle donne, integrato con servizi di tipo educativo e sociale.

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