Roma, 25 ago. (LaPresse) – “In Italia, la stragrande maggioranza dell’accoglienza è istituzionale. I migranti che arrivano sono inseriti all’interno di circuiti istituzionali: il Sai, Sistema di accoglienza e integrazione, e il sistema di accoglienza straordinario costituito dai Cas. Questi centri vengono finanziati dal ministero dell’Interno che non li coordina direttamente, ma li dà in gestione, attraverso una convenzione, al terzo settore – noi della Caritas, ma anche la Comunità di Sant’Egidio, la Chiesa Valdese e la Croce Rossa – che si occupa sia dell’accoglienza che dell’integrazione”. Così Oliviero Forti, responsabile Politiche migratorie della Caritas italiana, intervistato da LaPresse sui percorsi di integrazione per i profughi che arrivano nel nostro Paese, soprattutto alla luce dell’esodo afghano. “All’interno di questo sistema – spiega Forti – vengono garantiti vitto e alloggio, corsi di italiano, rudimenti di educazione civica, il nostro ordinamento costituzionale e istituzionale, orientamento legale e supporto sanitario”, spiega. “Quando Matteo Salvini arrivò al ministero dell’Interno ci fu l’approvazione di una norma che limitava i percorsi di integrazione. Ora si è ritornati alla situazione precedente”, precisa. “L’accoglienza istituzionale, dunque, è quella maggioritaria. Poi ci sono iniziative private, come i corridoi umanitari della Caritas, dove l’accoglienza e l’integrazione è a carico nostro, finanziata dall’8 per mille”.

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