Milano, 16 ago. (LaPresse) – “Ariano Irpino è la nostra Vo Euganeo, perché si è avuto un numero impressionante di positivi. Quindi la prima attività è stata quella di fare circa 5mila tamponi, quando ci siamo resi conto che la malattia galoppava così tanto intensamente su quel territorio, abbiamo lavorato a un progetto che ci ha consentito di fare un lavoro di sieroprevalenza, prelevando il sangue a 13.444 persone. E quello che è successo con questo studio è che avendo fatto un saggio a una popolazione intera, ci dava un quadro che invece il singolo tampone non ci dà. Anche per categoria, per sapere quali erano le categorie più esposte e perché, e poi è stato utile per affrontare la pandemia. La parte più importante che è venuta fuori da questo studio è stata la lettura di una presenza di anticorpi, quindi di una memoria immunitaria, anche dopo un anno dall’infezione. Quasi tutti quelli che hanno avuto l’infezione hanno mantenuto una memoria immunitaria un anno dopo, dimostrando che la presenza degli anticorpi è molto più massiccia quando si contrae la malattia, rispetto alla somministrazione del vaccino. Ma è ovvio che se non ho nessuna difesa di anticorpi me la devo procurare, e non mi conviene procurarmela con la malattia, visto che l’esito può essere letale. Il vaccino è il mezzo per avere gli anticorpi, e la vaccinazione ha funzionato bene”. Lo ha detto a LaPresse Antonio Limone, direttore dell’Istituto zooprofilattico sperimentale del Mezzogiorno, commentando i dati emersi dallo studio sul contagio nella popolazione di Ariano Irpino (Avellino).

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