Palermo, 20 lug. (LaPresse) – I carabinieri del reparto operativo guidati dal colonnello Mauro Carrozzo hanno fermato questa notte il nuovo capo del mandamento di Ciaculli, Giuseppe Greco, 63 anni, nipote di Michele Greco, detto il “papa”, capo della commissione provinciale di cosa nostra prima di Totò Riina e dei Corleonesi. Con lui sono finiti in carcere il suo braccio destro e consigliere Ignazio Ingrassia, 71 anni, e Giuseppe Giuliano, 58 anni, considerato un affiliato della famiglia di corso dei Mille. Le indagini che hanno portato alla decapitazione del mandamento di Ciaculli nascono dalle risultanze investigative successive al maxi blitz Cupola 2.0 del dicembre 2018 in cui i carabinieri sventarono il tentativo di ricostituire la commissione provinciale di cosa nostra. In quell’indagine era emerso il ruolo sempre più importante di Leandro Greco (fermato nel gennaio del 2019 in una seconda tranche di arresti di Cupola 2.0) l’allora 28enne referente della commissione provinciale e capo mandamento di Ciaculli e i suoi rapporti con il cugino Giuseppe Greco detto il “senatore” arrestato questa notte e considerato il successore alla guida del potente mandamento della zona Sud di Palermo. È stato infatti possibile accertare che a seguito dell’arresto di Leandro il mandamento mafioso è stato retto da Giuseppe che si è occupato di relazionarsi con le dipendenti famiglie mafiose di Brancaccio, Roccella e Corso dei Mille. Il presupposto per assicurare nel tempo ai due l’egemonia sulle altre famiglie assorbite sotto l’influenza del mandamento mafioso di Ciaculli (già Brancaccio) è stato assicurato dal rapporto di parentela con l’ex capo della commissione Michele Greco “il papa”.

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